Covid, Bankitalia: nel Lazio crisi “profonda e diffusa”

Punito turismo, ristoranti e alberghi. Penalizzati precari e autonomi, aumenta reddito cittadinanza

La crisi Covid “si è diffusa rapidamente anche nel Lazio” lo scorso anno, mentre le misure di distanziamento sociale e la chiusura parziale delle attività, adottate per limitare i contagi, hanno avuto forti ripercussioni sul sistema economico regionale, sebbene con risultati differenziati tra i principali settori. Lo rileva la Banca d’Italia nel rapporto “L’economia del Lazio”, in cui l’indicatore trimestrale dell’economia regionale (Iter) mostra, per il 2020, una caduta del Pil in termini reali pari all’8,4 per cento. Secondo Bankitalia una flessione “sostanzialmente in linea con la media nazionale”.

Nella Regione “l’occupazione è significativamente diminuita dopo due anni di stagnazione” e il calo “ha riguardato i dipendenti a tempo determinato e gli autonomi”, laddove l’impatto sul lavoro a tempo indeterminato è stato frenato principalmente dal blocco dei licenziamenti e dall’ampio ricorso alle misure d’integrazione salariale. Il calo occupazionale è stato più pronunciato nei servizi, soprattutto nel comparto degli alberghi e della ristorazione, e ha interessato in misura maggiore i lavoratori più giovani e le donne.

“Ha scoraggiato la ricerca di un’occupazione” ed è così calata la quota di attivi. Secondo l’analisi di Bankitalia, il calo occupazionale ha avuto conseguenze negative sulle condizioni economiche delle famiglie e sulla disuguaglianza dei redditi. Il numero delle famiglie beneficiarie del Reddito o Pensione di cittadinanza è aumentato di un terzo rispetto al 2019, di più che in Italia. Un’altra larga platea di famiglie ha avuto accesso al Reddito di emergenza, misura istituita durante la crisi sanitaria. L’incidenza del complesso delle due prestazioni sul numero delle famiglie residenti è invece al livello della media italiana.

Il Lazio, poi, non è esente dal fenomeno dei giovani che non studiano, non lavorano e non seguono programmi di formazione, i cosiddetti Neet. In Italia sono 3 milioni, pari al 25% circa del totale, nella Regione le cifre sono leggermente meno acute: 277 mila nella fascia di età 15-34 anni, pari al 22,8% del totale. Secondo lo studio le famiglie a maggiore rischio sui redditi sono quelle con posti di lavoro precari o quelle anche con posti a tempo indeterminato, ma con stati di crisi che prevedano meccanismi di integrazione al reddito.
La “pandemia”, intanto, ha indotto “un significativo calo dei consumi e un ampio incremento del risparmio delle famiglie”, prosegue Bankitalia. L’aumento ha riflesso sia le limitazioni agli acquisti di beni e servizi per la chiusura di attività non essenziali e il timore del contagio sia ragioni di ordine precauzionale. Alla crescita del risparmio si è associato un incremento della liquidità detenuta in strumenti a basso rischio, quali i depositi bancari e il risparmio postale. I prestiti alle famiglie hanno fortemente rallentato soprattutto per il credito al consumo che, sul finire dell’anno, ha ristagnato per la prima volta dal 2015. Sempre nel Lazio, dice Bankitalia, il flusso dei nuovi mutui ha recuperato il calo registrato nella prima parte dell’anno, tornando a fornire un contributo positivo alla crescita dei finanziamenti nel secondo semestre, grazie a condizioni di finanziamento complessivamente migliorate. L’impatto della crisi Covid sulle imprese del Lazio”è stato profondo e diffuso tra tutti i settori, sebbene ne abbiano risentito in misura maggiore le aziende dei comparti del commercio, alberghiero e della ristorazione, penalizzate dalle misure restrittive introdotte per ridurre i contagi e dal forte ridimensionamento dei flussi turistici”. Lo rileva la Banca d’Italia nel rapporto “L’economia del Lazio”.

Questa dinamica, a fronte di altri settori che sono stati meno colpiti, potrebbe aver contribuito all’accentuazione della disuguaglianza sui redditi da lavoro lo scorso anno, su cui nel Lazio l’indice Gini è salito di 0,36 punti, in linea con la media nazionale. Questo dato, peraltro, non considera alcuni meccanismi di integrazione al reddito, come la cassa integrazione, che possono aver mitigato l’aumento di disuguaglianza.

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