De Vito: “Al via il censimento degli edifici”

Il presidente dell’Assemblea Capitolina dichiara che per la messa in sicurezza degli edifici romani servono 400 milioni di euro

Francesca Musacchio per Il Tempo Roma

 

«Dare un’identità precisa agli edifici per conoscere a fondo il loro stato comporta un adeguato investimento su cui l’Amministrazione deve fare una riflessione, considerato che la legge regionale non prevede obbligatorietà di emettere documentazione sui singoli edifici, ma demanda ai Comuni la possibilità di rendere obbligatorio il fascicolo del fabbricato nei propri regolamenti edilizi. Di conseguenza il Campidoglio non solo dovrebbe recuperare la precedente delibera istitutiva, ma recepire la legislazione nazionale per attivare i bonus fiscali, approvando un nuovo atto». Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea capitolina, parla con Il Tempo del rischio a cui sarebbero esposti quasi l’80% degli immobili storici di Roma che superano gli 80 anni di età. L’allarme è stato lanciato dall’Ordine degli Ingegneri della Capitale. Si tratta di edifici pubblici e privati che si trovano in particolare tra la città storica e l’Eur. Terremoti e rischio idrogeologico sono i principali indiziati, ma spesso anche le continue trasformazioni e variazioni, che non hanno l’obbligo di verifiche, possono contribuire a deteriorare lo stato di conservazione degli edifici.

 

Il convegno organizzato dall’Ordine degli Ingegneri, proprio sul tema della sicurezza e della prevenzione, ha riportato in discussione il forte tema dei fattori di rischio e le possibili soluzioni da mettere in campo per limitare i pericoli. Lei era tra i relatori. Cosa è emerso?

«Il convegno è stata l’occasione per fare una riflessione su un tema importante con chi si occupa quotidianamente di prevenzione e manutenzione degli edifici. In questo senso dobbiamo promuovere una corretta informazione dei fattori di rischio, mettendo a sistema dati puntuali e dettagliati delle costruzioni in un’anagrafe edilizia aggiornata. In mancanza di dati dettagliati e aggiornati sugli edifici, infatti, i fattori di rischio aumentano sensibilmente».

 

Quali sono le attività e i programmi che l’ammmistrazione intende mettere m campo, dunque?

«In linea con il nostro programma, non vogliamo ulteriore consumo di suolo, ma abbiamo intenzione di riqualificare gli immobili in cattive condizioni. Soprattutto le scuole dove stanno i nostri ragazzi che necessitano di oltre 200 milioni per la sistemazione e la messa in sicurezza per quanto riguarda il patrimonio della Città metropolitana, di cui 6-7 solo per il rilascio della certificazione antisismica, e 400 milioni per quanto riguarda Roma Capitale».

 

E per quello che riguarda proprio la vulnerabilità degli immobili storici, ad esempio, che sono tra quelli più a rischio? Avete già avviato procedure per il loro monitoraggio?

«Intanto abbiamo avviato lo studio della vulnerabilità sismica di 1.100 edifici, tra scuole materne, elementari e medie. I nostri tecnici sono al lavoro per catalogarli tutti e raccogliere le informazioni necessarie per individuare le porzioni a rischio di ciascun edificio per poi redigere il progetto di adeguamento sismico. È un iter che ha bisogno di tempo, ingenti risorse, ma era necessario iniziare a portarlo avanti con impegno».

 

Un aiuto è arrivato dal Governo. La Finanziaria, infatti, ha recepito le istanze degli ordini professionali e, tramite un decreto, ha attivato un bonus fiscale fino all’85% in base all’azione di adeguamento sugli immobili. Un percorso difficile ma supportato anche da altri attori.

«Questo percorso di lavoro non possiamo farlo da soli. Noi del M5S siamo abituati ad ascoltare tutti gli attori coinvolti: gli ordini professionali che hanno partecipato al convegno sono interlocutori fondamentali».

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