Dehors: Pasanisi, niente tavolini nelle Piazze storiche

Secondo il presidente del Comitato qualità urbana del Campidoglio Sergio Pasanisi il fenomeno va governato dal punto di vista della sicurezza, del decoro e delle dimensioni.

il dehor

«A Roma tutti vogliono vivere all’aperto, molto più che in tante città europee. C’è una forte domanda di vita sociale nelle strade e nelle piazze, aumentata naturalmente con i pericoli della pandemia che si temono all’interno dei locali» spiega, intervistato da ‘’La Repubblica’’ l’architetto Sergio Pasanisi, presidente del Comitato per la qualità urbana ed edilizia del Campidoglio «È giusto lasciare tavolini e dehor facendo pagare gli spazi, come ha deciso la giunta Gualtieri, ma il fenomeno va governato».

Come? «Tanto per cominciare – precisa Pasanisi – dal punto di vista della sicurezza. Girando per la città ci rendiamo conto come molte iniziative di bar e ristoranti dovrebbero essere valutate rispetto alla larghezza delle strade ad esempio. Insomma bisogna attenersi a criteri di uniformità».

Ma non trova che esista anche un problema che riguarda i tipi di e di affacci all’aperto dei locali?

Nelle capitali d’Europa esistono modelli, anche formali, rispettati da tutti. «Noi a Roma abbiamo un regolamento molto ampio, fin troppo, che produce pochi risultati. Forse bisognerebbe arrivare a regole leggere di indirizzo che riguardino tre cose fondamentali: la sicurezza, il decoro urbano e le dimensioni. E parallelamente si dovrebbero elaborare linee guida su come allestire gli spazi».

Insomma una sorta di complesso piano regolatore per dehor e tavolini?

«Tanto per cominciare bisognerebbe distinguere e stabilire che cosa non si deve fare. È chiaro per esempio che certe piazze storiche non possono essere invase da tavole apparecchiate. Piazza San Lorenzo in Lucina ad esempio è diventata un tappeto di tavolini».

Ma non servirebbe anche un concorso di idee per far elaborare dagli architetti e dai designer un numero limitato di modelli che poi diventino un po’ il marchio della città?

«E’ stato fatto per i chioschi dei giornalai in Centro e devo dire che ha dato degli ottimi risultati in quanto a decoro. Ma bisogna anche aggiungere che una cosa sono i dehor chiusi veri e propri, un’altra i tavolini e le sedie su delle pedane e, magari, sotto degli ombrelloni. Ma forse anche per questi si possono scegliere alcuni colori permessi e altri no. Per il resto è vero che da noi mancano quelle che nelle città anglosassoni si chiamano Urban design guidelines, linee guida per il design urbano, uno strumento per controllare qualità e standardizzazione per abbattere i costi».

Abbiamo qualche esempio positivo?

«Certamente quello che è stato fatto a via Veneto, dove il Comune ha concordato con i proprietari dei locali dehor con un disegno e un colore uguali per tutti. Un’immagine della strada della Dolce Vita che è diventata una cartolina in tutto il mondo, ma è un esempio che però non può essere ripetuto strada per strada e piazza per piazza. Si può invece far scegliere tra una serie di prototipi».

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
Radio Colonna