Il derby Roma-Lazio cambia ancora data. Il prefetto di Roma ha disposto lo spostamento della partita a lunedì 18 maggio alle 20.45, rispetto alla collocazione iniziale di domenica 17 maggio alle 12.30, per ragioni di ordine pubblico legate alla concomitanza con gli Internazionali BNL d’Italia al Foro Italico.
La prefettura ha motivato la scelta con le esigenze di gestione della mobilità e della sicurezza in una giornata in cui è prevista anche la finale del torneo di tennis, con possibili riflessi sulla presenza di personalità istituzionali e sul grande afflusso di pubblico nell’area.
La reazione della Lega Serie A è stata immediata e durissima. In una nota, l’organizzazione del campionato contesta quella che definisce una «tendenza interventista» da parte di prefetture e questure nella modifica dei calendari.
Secondo la Lega, lo spostamento del derby comporterebbe automaticamente il rinvio di altre quattro partite, coinvolgendo circa 300mila tifosi e creando gravi problemi organizzativi, logistici ed economici anche per club, calciatori e broadcaster.
Lega Serie A parla di un precedente «pericoloso per la credibilità del sistema calcio italiano» e invita le autorità a revocare il provvedimento, annunciando in caso contrario il ricorso al Tar.
Al centro della controversia c’è anche la scelta della Lega di far giocare in contemporanea le squadre coinvolte negli stessi obiettivi di classifica nelle ultime due giornate, per garantire la regolarità sportiva del campionato.
Il rinvio del derby, quindi, avrebbe effetti a catena su più incontri, tra cui Como-Parma, Genoa-Milan, Juventus-Fiorentina, Pisa-Napoli, oltre alla stessa Roma-Lazio.
Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha commentato la vicenda sottolineando come il ricorso al giudice rappresenti «un segnale di come si è arrivati a questo punto», evidenziando la necessità di una migliore pianificazione preventiva.
Più pragmatico il tecnico della Lazio Maurizio Sarri, che ha definito lo spostamento «la soluzione migliore per tutti», sia sul piano sportivo sia per la gestione dei tempi di recupero.
Soddisfazione invece da parte del presidente della Federtennis Angelo Binaghi, che ha parlato di «segno dei tempi» e di un’Italia che inizia a riconoscere il peso anche degli altri grandi eventi sportivi, oltre al calcio.
La vicenda resta aperta e destinata a ulteriori sviluppi, tra possibili ricorsi e nuove tensioni istituzionali. Sullo sfondo, la gestione sempre più complessa della convivenza tra grandi eventi sportivi nella Capitale.