Economia Lazio: la Ceramica teme una crisi per l’aumento del prezzo del gas

Il distretto di Civita Castellana in forte ripresa rispetto il 2019 rischia ora un incremento dei costi per i rincari delle materie prime che ricaderà sui prezzi con ripercussioni su vendite ed export.

II distretto delle ceramiche di Civita Castellana è sul piede di guerra. Per il prossimo anno l’Agenzia internazionale dell’energia prevede un aumento del prezzo del gas del 400%. Un duro colpo per il settore, che nella Tuscia vale circa 276 miìioni di euro l’anno. Lo evidenzia il ‘’Corriere della Sera’’ in un articolo per il quale ha interpellato oltre il presidente di Unindustria di Viterbo anche alcuni dei principali imprenditori del settore.

Secondo i dati di Unindustria, grazie al lavoro dei duemila dipendenti distribuiti in 36 stabilimenti, finora le 28 aziende del comparto non hanno solo colmato le perdite del 2020, ma già dal 1° semestre hanno raggiunto e sorpassato del 2% i livelli registrati nello stesso periodo del 2019.

Gli effetti positivi si ripercuotono pure sulle oltre 70 imprese dell’indotto (che conta altri mille occupati). Tuttavia la ripresa rischia di essere frenata dal rincaro del metano. «La lavorazione dell’argilla prevede l’utilizzo continuativo di forni riscaldati a temperature di minimo 1.200 gradi – ricorda a il ‘’Corriere della Sera’’ il presidente di Unindustria di Viterbo, Sergio Saggini -. Se non si interviene in maniera decisa, le bollette saliranno a un punto tale che alle ditte non resterà altro da fare che scaricare parte del l’aggravio sui consumatori, i quali a loro volta potrebbero posticipare o annullare del tutto gli acquisti. Al contempo si temono impatti pesanti sull’export, che da gennaio a giugno ha toccato quota 56 milioni di fatturato».

Intanto ogni imprenditore fa i conti. La società Teda, ad esempio, che da 24 anni fabbrica lavabi da arredo, venduti anche all’estero, è stata ferma per quasi 2 mesi a causa di un focolaio di Coronavirus scoppiato tra i suoi 43 operai. La battuta d’arresto, però, non le ha impedito di recuperare sia i ritardi nelle consegne che il calo del 14% di produzione per le chiusure.

«Siamo molto preoccupati per le esportazioni, 1’86% dei nostri ricavi confessa il direttore generale, Stefania Palamides -. La spinta inflazionistica inoltre si somma alla scarsità di materie prime, sempre più introvabili e costose».

Non sono al sicuro neanche i marchi storici come Ceramica Flaminia, che dal 1955 fabbrica sanitari di design: nonostante Io stop di tre mesi imposto dal Covid, il gruppo chiuderà il quarto trimestre con 26 milioni di fatturato. «Tra lockdown, smart working e bonus edilizi la gente dedica maggiore attenzione alla casa e la domanda oggi supera di gran lunga l’offerta – sottolinea il presidente Augusto Ciarrocchi -. Un trend in crescita ma destinato quantomeno a rallentare, perché saremo costretti a alzare i prezzi».

Le critiche non risparmiano neanche il bonus idrico, strumento attraverso il quale il governo rimborsa con massimo mille euro chi compra vasche e rubinetti a ridotto consumo di acqua. Peccato però che, sebbene sia stato inserito nella vecchia legge di Bilancio, si sia dovuto attendere lo scorso 30 settembre per i decreti attuativi. «Spero prolunghino la scadenza prevista per Capodanno, perché agevolare l’acquisto di cassete che scaricano un quarto di quelle tradizionali significa incentivare concretamente l’economia sostenibile – fa notare Marco Giuliani, direttore dell’impr
esa Simas, attiva da quasi 70 anni -. A inizio pandemia siamo rimasti chiusi 3 mesi e per altri 3 siamo ricorsi alla cassa integrazione. Con fatica a Natale festeggeremo un +10% sul fatturato pre-Covid. Vorremmo evitare di aprire il 2022 mettendo in conto un esborso di 160 mila euro di utenze».

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