Elezioni: cambia il voto all’estero, in Italia cinque sedi in più per lo spoglio

Non più solo Roma, dunque, come avvenuto fino alla tornata elettorale del 2018, ma anche Napoli, Milano, Firenze e Bologna

Agevolare e rendere più sicure le operazioni di scrutinio delle elezioni del 25 settembre. È con questi obiettivi che il ministero della Giustizia, di concerto con il dicastero dell’Interno, ha deciso che, per la prima volta nella storia delle elezioni politiche, il voto postale dei cittadini italiani all’estero sarà scrutinato in più città italiane. Non più solo Roma, dunque, come avvenuto fino alla tornata elettorale del 2018, ma anche Napoli, Milano, Firenze e Bologna saranno impegnate nello spoglio dei voti espressi dagli italiani residenti all’estero o temporaneamente all’estero per motivi di studio, lavoro e cure mediche. Per questa consultazione elettorale gli aventi diritto al voto – secondo quanto riferito dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci) – sono circa 4,7 milioni, cui si sommeranno gli elettori temporaneamente all’estero che avranno presentato valida domanda di opzione al proprio Comune di iscrizione elettorale entro il prossimo 24 agosto.

I voti della circoscrizione Estero sono suddivisi in quattro ripartizioni: Europa, America meridionale, America settentrionale e centrale, e Africa, Asia, Oceania Antartide. A Roma, a Castelnuovo di Porto, presso il Centro Polifunzionale della Protezione civile, saranno scrutinate le schede che giungeranno dall’America meridionale, mentre Napoli si occuperà di quelle provenienti dalla circoscrizione di America settentrionale e centrale, Asia, Africa, Oceania e Antartide. A Milano saranno scrutinati i voti di Albania, Andorra, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Finlandia, Germania, Irlanda, Lettonia, Spagna e Ucraina, mentre a Bologna si procederà con le schede di Belgio, Bulgaria, Federazione Russa, Islanda, Kosovo, Liechtenstein, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Malta, Norvegia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, San Marino, Serbia, Svizzera e Turchia. A Firenze andranno invece i voti provenienti da Austria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Francia, Grecia, Lituania, Moldova, Monaco, Montenegro, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Slovacchia, Slovenia, Stato della Città del Vaticano, Svezia, Ungheria, e dai territori per le cui relazioni internazionali è responsabile uno dei Paesi indicati. Per quanto riguarda i voti della ripartizione Europa, la più numerosa, lo scrutinio delle schede sarà suddivisi tra Milano, Firenze e Bologna.

Nell’ultima tornata elettorale, quella delle politiche di marzo 2018, l’affluenza all’estero è rimasta piuttosto bassa, in linea con la votazione precedente, attestandosi complessivamente intorno al 30 per cento. Nello specifico, secondo i dati del portale del ministero dell’Interno “Eligendo”, la partecipazione è stata del 29,84 per cento (1.262.422 votanti su un totale di 4.230.854 elettori) per quanto riguarda la Camera e del 30,27 per cento (1.160.985 votanti su 3.835.780 elettori) per il Senato. Per la Camera, hanno votato 675.866 elettori della ripartizione Europa (pari al 29,89 del totale degli elettori della ripartizione), 410.844 della ripartizione America meridionale (il 30,57 per cento), 108.729 della ripartizione America settentrionale e centrale (pari al 27,95 per cento) e 66.983 della ripartizione Africa, Asia, Oceania, Antartide (pari al 28,33 per cento). Per il Senato, hanno votato 620.006 elettori della ripartizione Europa (il 30,5 per cento), 375.252 della ripartizione America meridionale (pari al 30,69 per cento), 102.233 di America settentrionale e centrale (il 28,23 per cento) e 63.494 di Africa, Asia, Oceania, Antartide (il 29,1 per cento).

Sul voto all’estero resta però l’ombra di possibili brogli. Dal Maeci assicurano che ogni rappresentanza diplomatico-consolare pone in atto controlli molto precisi: la consegna del materiale elettorale – spiegano – è effettuata direttamente da funzionari consolari alle tipografie incaricate della stampa dei plichi elettorali e ogni passaggio, dal processo di stampa all’imbustamento sino alla consegna al vettore postale è seguito dal personale delle sedi estere. Sul fronte delle spedizioni postali, il ministero chiarisce che queste sono, ovunque sia possibile, tracciate (ad esempio con codice a barre), e che le società locali hanno il dovere di restituire con la massima celerità quei plichi per cui il destinatario non risulta presente al momento della consegna o non è più residente all’indirizzo a suo tempo comunicato al consolato. Il ministero rassicura poi anche sulla presenza di una capillare campagna informativa per ricordare agli elettori il divieto assoluto di cedere il materiale elettorale a terzi.

Il rischio principale in merito alla correttezza della procedura riguarda la segretezza del voto, sancita anche dell’Articolo 48 della Costituzione. Questa infatti, se garantita al momento dello spoglio da parte degli scrutinatori grazie alla presenza di buste distinte (una con la scheda elettorale e l’altra con il nome del votante) che rendono possibile l’anonimità dell’elettore, non è assicurata al momento del voto, che può avvenire ovunque e – di conseguenza, potenzialmente – sotto gli occhi di tutti, aprendo così al rischio di traffico di voti, come è stato del resto denunciato a più riprese. Un rischio scongiurato quando si svolgono invece le elezioni europee: in questo caso, infatti, i seggi vengono allestiti dagli Uffici consolari, assicurando in tal modo la stessa segretezza garantita quando si esprime la propria preferenza votando in Italia.

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