Elezioni: la sfida dei giovani e dell’astensione dalla democrazia

La campagna elettorale appena iniziata conferma la disattenzione verso problemi reali e l’ansia nella ricerca di vecchie alleanze e strategie.

In una campagna elettorale, sia pure affrettata, che precede le elezioni nazionali del prossimo 25 settembre, i leaders sono soprattutto impegnati in alleanze, strategie e scelta dei candidati. Operano in base ai partiti sul ‘’mercato’’ e alle personalità politiche disponibili, che coprono le aree di sinistra, di centrosinistra, di centro, di centrodestra e di destra. Che cosa rappresentino queste aree è sempre più indefinito. Tuttavia alcuni esponenti politici rivendicano l’appartenenza.

Oltre alla disattenzione sui contenuti che potrebbero aiutare a riconoscere meglio le diverse aree in cui i partiti,  più per tradizione che per convinzione,  sembrano ormai appartenere, del tutto ignorati continuano ad essere i  giovani,  nonostante rappresentino una sfida importante e difficile.

Importante perché il voto della generazione under 30 potrebbe essere consistente, soprattutto se strappato all’assenteismo. Difficile perché finora, come ha rilevato lo psicanalista Massimo Recalcati su ‘’La Repubblica’’, la politica della giovinezza è stata canalizzata solo nell’opposizione vuota dell’antipolitica o nell’apatia dell’assenteismo e dell’indifferenza.

Chi sono questi giovani e a che cosa aspirano se ne è occupata un’indagine, realizzata in occasione dell’Expo Summit di Vicenza, focalizzata sui fattori che alimentano un sentimento di felicità, che permette di cogliere interessanti linee guida per leggere attitudini e aspirazioni delle nuove generazioni, che sono un mix compatibile di lavoro e vita privata.

In sostanza i giovani di oggi aspirano a una vita più sostenibile, nel quadro più generale di un cambiamento dei valori di riferimento per il quale, tuttavia, spesso non sembrano disposti a combattere.  Finiscono per ridursi – come rilevano Mauro Megatti e Sara Sampietro sul Corriere della Sera, riferendo della indagine – alla difesa di quella confort zone garantita da condizioni di contesto (la famiglia in primis, oltre che le diverse forme di protezione statale).

Come rivolgersi quindi ai giovani in questo tempo così decisivo per il Paese, come rendere credibile il linguaggio della politica ? Secondo Recalcati si dovrebbe innanzitutto  recuperare il mondo della scuola al quale non è mai stata data la parola e una leadership che sappia incontrare i giovani. ‘’Ci vorrebbe – sottolinea lo psicanalista – uno sforzo di poesia, deposizione della supponenza, invito, apertura, accoglimento, messa a disposizione, offerta illimitata… ci vorrebbe veramente una nuova lingua per il centrosinistra’’.

Riguardo a un altro grave problema, quale il clima politico d’opinione, più che raffreddato e deluso da questa ulteriore crisi, interviene il sociologo Ilvo Diamanti su ‘’La Repubblica’’, che prevede un’ulteriore spinta all’astensione. A rinunciare al voto. Il ‘’primo e principale principio ’’ della nostra democrazia rappresentativa.

‘’Nell’ultimo decennio – rileva Diamanti – era stato interpretato dal voto al M5S. Il Non partito. Che oggi è un partito come e più degli altri. Difficile immaginare che i cittadini si rivolgano ad altri ‘’attori’’ (im)politici’’ per esprimere il loro risentimento politico. E’ più probabile, semmai, che rinunciano alla politica. O, peggio, che si astengano dalla democrazia’’.

 

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