Elezioni/programmi: il clima supplisce all’affanno della politica

La calura interminabile, le alluvioni, gli incendi, premono per radicali cambiamenti del nostro modello sociale, mentre i partiti si attardano con proposte stonate.

Quest’ estate è caratterizzata da due fatti inconsueti. Da un lato una calura eccezionale che sembra interminabile, anche se talvolta interrotta da piogge violente. Dall’altro la vigilia di una tornata elettorale con un vincitore, il centrodestra, pressoché predestinato, nonostante la confusa agitazione degli antagonisti, in particolare del centrosinistra.

Sullo sfondo c’è un autunno, che difronte al persistere della guerra in Ucraina, è esposto a un ulteriore incremento dell’inflazione, a una conseguente decrescita economica e a una difficile situazione sociale.

Ciononostante il popolo delle vacanze nel nostro Paese, come in tutta Europa, non rinuncia a spostarsi per raggiungere i luoghi di mare o di montagna. Mentre i telegiornali, fra un battibecco e l’ altro dei protagonisti della competizione elettorale, riportano le immagini di disastrose alluvioni o di incendi indomabili, nonché  la cronaca, atrocemente ripetitiva, dei bombardamenti russi,  che proseguono nella distruzione dell’Ucraina e nell’uccisione di civili.

Non manca chi guarda al futuro con fiducia sottoscrivendo appelli per uno sviluppo che almeno rallenti l’inquinamento dell’atmosfera di cui si cominciano a vedere le conseguenze:  dallo scioglimento dei ghiacciai,  all’aumento della temperatura, alla siccità, all’arretramento dei mari.

In questo contesto gli affrettati programmi elettorali, costellati di promesse, come tagli di tasse o aumento di stipendi, e persino ingegnerie costituzionali, appaiono del tutto stonati. E non possono che avere poca presa sugli elettori. Tantomeno spingere al voto quel 40 per cento di indecisi, dei quali la maggior parte, circa il 30 per cento, si è già certi che non voterà.

Anziché l’elenco della spesa, da parte dei partiti non sarebbe meglio dimostrare di saper offrire i contorni di dove si intende portare il Paese? Non è certamente facile e tantomeno popolare perché il futuro, comunque legato cambiamento, inevitabile quanto sconosciuto, implicherebbe innanzitutto rovesciare comportamenti e abitudini sedimentati.

Del resto questo modello di società sta dimostrando di fare acqua da tutte le parti. Tutti siamo consapevoli che ormai non basta il condizionatore per superare i disagi climatici. Come non bastano politiche con prospettive a medio termine. E anche se manca questo coraggio a chi ci governerà, ci pensa comunque il clima, sempre più indomabile,  a stabilire la rotta enigmatica del nostro futuro.

 

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