Elezioni Regionali: a sinistra il termovalorizzatore ancora pomo della discordia

La questione, che ha già fatto cadere il Governo Draghi, potrebbe ora far perdere alla sinistra la Pisana, spianando la strada a un destra-centro saldamente unito  

L'area di Santa Palomba in cui potrebbe essere costruito il termovalorizzatore.

Nicola Zingaretti, eletto deputato nelle elezioni politiche del 25 settembre scorso, si è dimesso da presidente della Regione Lazio per cui i cittadini elettori saranno chiamati alle urne anticipatamente, nei primi mesi del 2023, per eleggere il nuovo “governatore” ed il nuovo consiglio regionale. In tutti gli schieramenti c’è molta fibrillazione e si sta lavorando ormai da giorni per individuare le alleanze, gli aspiranti alla presidenza e le candidature nelle liste che parteciperanno alla prossima consultazione elettorale.

Ma se a destra il problema delle alleanze, a meno di clamorose sorprese, non si pone (la coalizione approdata da poco alla guida dell’Italia dovrebbe essere riconfermata), a sinistra regna la confusione. Il Pd, infatti, come l'”asino di Buridano” che, non sapendo scegliere cosa mangiare per primo tra due cumuli di fieno uguali, morì di fame e di sete, non ha ancora deciso se scegliere l’alleanza con Carlo Calenda e Matteo Renzi oppure quella con i cinquestelle di Giuseppe Conte,

Entrambe le scelte, in effetti, rappresentano un grosso rischio per il partito ancora guidato da Enrico Letta che, quasi in concomitanza con il voto regionale, dovrà svolgere anche il proprio congresso nazionale e scegliere la nuova guida del Nazareno.

Optare per Azione e Italia viva potrebbe infatti far perdere consensi a sinistra, verso i pentastellati, ed inoltre, in base ai risultati delle ultime politiche nel Lazio, per battere il destra-centro bisogna riuscire a mettere insieme tutte le forze di opposizione al governo Meloni, che al momento sembra un’impresa impossibile. D’altro canto, puntare su un’alleanza con il M5S, farebbe perdere voti sul fronte centrista della sinistra e, forse, consegnare ai grillini la primazia nel composito fronte antimeloniano, Inoltre, significherebbe sconfessare la linea pre-elettorale per le politiche quando Letta, con il sostegno di quasi tutta la dirigenza del Partito Democratico, decise di non fare nessun accordo con i cinquestelle che avevano provocato la caduta del governo Draghi. Altro problema di non poco conto è quello rappresentato dalla realizzazione di un termovalorizzatore che dovrebbe aiutare in modo rilevante il comune di Roma, sindaco Roberto Gualtieri (Pd), ad affrontare se non a risolvere il problema dei rifiuti della Capitale. Come è noto, è proprio la questione del termovalorizzatore che ha portato alla crisi politica del precedente esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce.

E sempre il termovalorizzatore potrebbe rappresentare il pomo della discordia tra Pd e M5S. Infatti, delle due l’una. O Conte e Letta fanno finta di dimenticarsi della questione e la questione viene messa in sordina oppure una delle due forze politiche dovrà cedere. Nell’ambito del Partito democratico, oramai sempre più una federazione tra due diverse anime – quella che guarda verso il centro e quella che invece punta alla sinistra-sinistra -, la confusione sembra regnare sovrana ed ogni scelta che sarà fatta (i tempi oramai sono sempre più stretti ed a una decisione bisogna arrivare abbastanza rapidamente) non sarà indolore.

Intanto nel destra-centro si guarda con interesse a quanto sta accadendo nel fronte opposto e si aspetta di conoscere le scelte che saranno fatte. Con le opposizioni divise (e per le regionali non c’è il doppio turno come per le comunali) Giorgia Meloni – spetta a Fratelli d’Italia designare il candidato alla presidenza – potrebbe optare per un nome proveniente dalla società civile (un nome probabile è quello di Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana) quasi certa che non si ripeterà quanto avvenuto con la candidatura di Enrico Michetti (vincitore al primo turno e poi duramente sconfitto al ballottaggio per la convergenza dei voti di Calenda su Gualtieri). Se invece dovesse configurarsi una specie di “campo largo” con tutte le opposizioni unite (che però al momento sembra un’ipotesi suggestiva ma irrealizzabile), la leader di Fdi opterà sicuramente verso un profilo politico (Fabio Rampelli, attualmente vicepresidente della Camera, o Chiara Colosimo, appena eletta deputata dopo l’esperienza nel consiglio regionale della Pisana).

Comunque, ancora per un breve periodo, i giochi sono aperti sia nel destra-centro che nelle opposizioni. E non si escludono sorprese.

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