Elezioni regionali: con le dimissioni di Draghi nel Lazio voto a gennaio, Zingaretti verso il Parlamento

Escluso l'election day con le politiche, ma probabilmente si andrà al voto prima della scadenza naturale della consiliatura regionale prevista a marzo 2023. Nonostante la crisi di governo, regge comunque l'esperienza del campo largo targato Pd, che tiene dentro M5s e Azione. "In Regione Lazio - assicurano le fonti - la maggioranza c'è e andrà avanti, non c'è una crisi politica"

Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti vota per le primarie

Le dimissioni del premier Mario Draghi e le possibili elezioni politiche anticipate in autunno potrebbero avere delle ricadute anche sul futuro della consiliatura regionale del Lazio. Le indiscrezioni circolate in questi mesi che vedono Nicola Zingaretti interessato ad una candidatura in Parlamento, con la crisi di governo, sono diventate ancora più insistenti.

A placare il clima di incertezza sono fonti interne alla Regione Lazio che escludono un possibile election day con le politiche. Nel Lazio, dunque, l’esperienza del campo largo targato Pd – che tiene dentro M5s e Azione – sembra destinata a resistere e ad andare avanti, con una forbice di possibile voto ricadente tra ottobre (meno probabile) e gennaio, prima comunque della scadenza naturale prevista a marzo 2023.

Intanto, la palla ora è passata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha sciolto le camere e ora dovrà indire nuove elezioni: la data più probabile, secondo le ultime indiscrezioni, è il 25 settembre. In ogni caso “in Regione Lazio – assicurano le fonti – la maggioranza c’è e andrà avanti, non c’è una crisi politica”.

Inoltre viene escluso un possibile election day con le politiche perché “una eventuale e possibile candidatura di Nicola Zingaretti in Parlamento non è incompatibile con la sua permanenza. Quindi, la legge gli consente comunque di ricoprire la carica di governatore”. Infatti, secondo quanto previsto dalla legge, dalle eventuali dimissioni di Zingaretti devono trascorrere 90 giorni prima delle elezioni regionali. Gli scenari nel Lazio potrebbero quindi vedere le dimissioni di Zingaretti una volta ufficializzata la candidatura in Parlamento – ipotesi meno probabile – con un ritorno alle urne nel Lazio verso ottobre o inizio novembre. Oppure l’attuale governatore potrebbe dimettersi subito dopo le elezioni politiche (fine settembre o inizio ottobre) qualora fosse eletto, con elezioni regionali dopo 3 mesi, verso gennaio. Un lasso di tempo che rende impossibile la concomitanza con il voto alle politiche.

Si preannuncia però una campagna elettorale frenetica e infuocata con Zingaretti che dovrebbe ricoprire contemporaneamente il ruolo di governatore e di candidato al Parlamento. Il Partito democratico proporrà alle forze del centrosinistra di saltare il passaggio delle primarie per la scelta del candidato alla presidenza della Regione Lazio, in vista del voto. Ci sarà da vedere quali valutazioni faranno gli alleati chiamati in queste settimane, e fino a settembre, a trovare una sintesi sul programma con cui la coalizione si presenterà alle elezioni. I tavoli si stanno riunendo regolarmente ogni giovedì e vedono riunite al momento undici forze politiche. Le principali sono: Partito democratico, Movimento 5 stelle, Pop, Sinistra civica ecologista, Articolo 1, Sinistra italiana, Demos, Europa verde. La proposta, avanzata dal segretario Pd Enrico Letta, di superare la fase delle urne interne per trovare una candidatura unitaria, ha trovato d’accordo anche il governatore Nicola Zingaretti: “Troviamo una candidatura e facciamo uno sforzo anche perché qui pesa un dibattito nazionale. Bisogna definire il perimetro”, ha sottolineato Zingaretti. L’ipotesi potrebbe tenere nel centrosinistra anche Azione di Carlo Calenda, il quale per ora ha dato l’appoggio all’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, in campo per le eventuali primarie contro il candidato del Pd, Daniele Leodori.

Tra i possibili concorrenti ai gazebo del centrosinistra, con riserva non sciolta, ci sono Enrico Gasbarra, già deputato, europarlamentare, vicesindaco di Roma e presidente della Provincia, la consigliera regionale della lista civica Zingaretti, Marta Bonafoni di Pop. Il M5s, invece, ha già fatto sapere che non avanzerà nomi in caso di chiamata alle urne interne di coalizione. Altre forze – tra cui Sinistra italiana, Europa verde, Leu – chiamate a raccolta da Sinistra civica ecologista, per ora hanno dato vita a un progetto politico, Alternativa comune, attorno a istanze condivise sulla transizione ecologica e lotta alle disuguaglianze, senza avanzare candidature.

Nel percorso di Alternativa comune sono stati coinvolti, al primo incontro, anche il M5s e Roma futura, gruppo politico nato per le elezioni amministrative della capitale e che ha portato un’assessora e due consiglieri in Campidoglio oltre che diversi altri consiglieri nei municipi romani. Verosimilmente, ipotizzando eventuali primarie tra ottobre e novembre, il quadro definitivo del centrosinistra in corsa per Lazio 2023 dovrebbe andarsi a comporre per la fine di settembre. Il nuovo scenario, lanciato dal Partito democratico e ora al vaglio degli alleati, riporta alla ribalta l’ipotesi di un nuovo nome per la candidatura, differente da quelli finora vagliati, che possa mettere tutti d’accordo. Il centrodestra è ancora in alto mare con i nomi. Il leader della Lega Matteo Salvini giorni fa si è fatto sentire, aprendo pubblicamente il capitolo candidature per il Lazio: “Il centrodestra scelga presto il candidato per lasciarsi alle spalle l’era Zingaretti. Ricominceremo dalla Regione Lazio, dove si può e si deve vincere”.

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