Elezioni Regionali: la via stretta del Pd che favorisce la Meloni

Si avvicina il voto del 12 febbraio e il centrosinistra sembra rassegnato alla sconfitta di fronte a un accordo di coalizione che sembra impossibile. Centrodestra attendista sul candidato.

La strada che porta alle elezioni regionali del Lazio (si voterà il prossimo 12 febbraio, in concomitanza con il voto in Lombardia) si annuncia quanto mai stretta per il Pd, che è già entrato in fase congressuale (la massima assise democratica si terrà a marzo, ma già il 19 febbraio sono fissate  le primarie) e che vedrà anche i dirigenti regionali del partito molto probabilmente più impegnati nella ricerca di consensi per la propria corrente nei congressi locali che nella campagna elettorale per la Pisana.

 

Il fatto è che, in mancanza di un accordo tra tutte le forze di opposizione al governo Meloni per una candidatura unitaria alla presidenza regionale, la battaglia per la conferma della guida di centrosinistra ai vertici della Pisana, alla luce del recente risultato del voto del 25 settembre per le elezioni politiche, sembra persa in partenza.

 

Tuttavia in politica “mai dire mai”, ma visto il clima di questi giorni, gelido non solo in termini metereologici, ma anche tra le forze politiche che dovrebbero allearsi per tentare di vincere il prossimo 12 febbraio – ovvero Pd, M5S, Azione, Verdi e Sinistra -, sembra difficile, se non impossibile, che tra le opposizioni si raggiunga un accordo di coalizione. I cinquestelle di Giuseppe Conte, infatti, puntano più al superamento in termini di voti del Partito Democratico nella consultazione regionale (nei sondaggi a livello nazionale il sorpasso sembra già effettuato), che a cercare un’intesa con lo stato maggiore del Pd. A mitigare il clima tra i due partiti, poi, non giova certo l’indicazione di Alessio D’Amato, attuale assessore regionale alla Sanità, quale candidato del centrosinistra, in quanto questa candidatura è stata proposta da Carlo Calenda ed accettata dai vertici democratici.

 

Se proprio si potesse arrivare ad un accordo di coalizione tra pentastellati e le altre forze di opposizione, ciò potrebbe avvenire solo sull’abbandono di questa candidatura e la convergenza su un nome nuovo. A rendere poi ancora più difficoltosa la ricerca di un’intesa c’è il problema dal termovalorizzatore per Roma. Sembra difficile che il M5S possa rinunciare a questa battaglia del no all’impianto, quando proprio per la scelta di realizzarlo da parte del governo Draghi si è arrivati alla crisi del precedente esecutivo ed al voto politico anticipato che ha portato a Palazzo Chigi Giorgia Meloni.

 

Ma se sembra impossibile per i cinquestelle rinunciare alla propria bandiera ambientalista, altrettanto difficile sarebbe per il Pd sconfessare il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che sul termovalorizzatore ha puntato molto per risolvere almeno in parte il problema annoso dello smaltimento dei rifiuti della Capitale. Ad aggiungere difficoltà a difficoltà c’è la presa di distanza di Azione dal M5S. Per Calenda e Matteo Renzi ogni intesa con il Movimento di Conte è impossibile. Altrettanto dicasi per i pentastellati che in ogni occasione ribadiscono la loro distanza dai due “dioscuri”, accusati di essere più vicini alla destra-centro che alla sinistra.. In questo baillame, l’alleanza rosso-verde di Nicola Fratoianni ed Angelo Bonelli naviga nel buio non sapendo ancora scegliere tra il Pd ed i cinquestelle.

 

Le acque agitate nel campo delle opposizioni permettono alla Meloni di tergiversare ancora sulla scelta del candidato “governatore” della destra-centro che compete a Fratelli d’Italia. La coalizione, a livello elettorale, sembra più che mai salda, ma per il nome molto probabilmente si dovranno attendere gli sviluppi della situazione nel campo avverso. Quattro i nomi tra i quali effettuare la scelta: Chiara Colosimo, Nicola Procaccini, Fabio Rampelli e  Francesco Rocca. Tre politici, i primi, ed un esponente della società civile, il quarto, che è attualmente presidente della Croce Rossa Italiana. Su chi cadrà la scelta? Staremo a vedere. Certo è che la Meloni non vuole ripetere l’errore compiuto nella scelta del candidato sindaco di Roma, imponendo il nome di un quasi sconosciuto ai cittadini dell’Urbe

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