Expo 2030: Camilli, “gli industriali privati devono entrare nel Comitato”

Secondo il presidente di Unindustria, Roma è ferma da cinque anni e ora "siamo pronti a fare la nostra parte per spirito di servizio" 

Unindustria si candida a ottenere un posto all’interno del futuro Comitato promotore della candidatura di Roma ad Expo 2030. Lo scrive ‘La Repubblica’, che ha intervistato il presidente Angelo Camilli. rilevando che a pochi giorni dalla nomina dell’ambasciatore Giampierò Massolo a presidente del Comitato, arriva l’offerta l’associazione degli industriali che per prima, il 30 settembre del 2020, lanciò l’idea di portare l’Esposizione Universale a Roma.

“Ci fa piacere essere stati i primi a lanciare quella proposta – spiega oggi Camilli – e auspichiamo che nella costituzione formale dei membri del Comitato promotore ci sarà spazio per una collaborazione tra pubblico e privato, in modo che anche i privati possano contribuire con proposte e idee”.

Presidente, è possibile oggi quantificare i potenziali effetti dell’Expo Roma? 

“Le prime stime sono state elaborate sulla base dell’esperienza dell’Expo 2015 di Milano e rapportando quel genere di impatto sulle potenziai ita di Roma, la Luiss ha calcolato che nell’arco di dieci anni la ricaduta, diretta e indiretta, sulla città potrebbe raggiungere i 45 miliardi di euro. Una grande opportunità perché l’Esposizione attiverebbe da subito investimenti e programmi di sviluppo, progetti da realizzare necessariamente con grande anticipo rispetto al termine del 2030”.

“Nei prossimi anni – prosegue Camilli – Roma beneficerà di una consistente dotazione economica per il suo sviluppo. Per ii Giubileo sono stati già stanziati 2,5 miliardi di euro. La programmazione dei fondi europei 2021-2027 ha raddoppiato la sua dotazione, passando da 900 milioni a 1,8 miliardi, in più abbiamo finalmente la copertura economica per completare progetti rimasti troppo a lungo bloccati, come la chiusura dell’Anello ferroviario. Quanto al Pnrr, il piano si muove per missioni e siamo convinti che su ambiti di intervento come la trasformazione digitale o i servizi avanzati Roma possa attirare risorse considerevoli”.

Quanto è importante tornare a investire sulla capitale? 

“Era davvero necessario. Tra il 2012 e il 2019 gli investimenti pubblici a Roma sono crollati del 75% rispetto al quinquennio precedente. E gli effetti sulla città sono visibili a tutti. Non voglio addossare le responsabilità solo alla giunta Raggi. Diciamo che negli ultimi anni è mancata la progettualità e anche la capacità amministrativa. Oltre al rischio regolatorio enorme che corre chiunque voglia investire nella capitale”.

I dati del Pil, cresciuto del 5,3% nel primo semestre dell’anno, inducono all’ottimismo. Ma il rischio di una recrudescenza del Covid, con gli effetti che ha sull’economia, è dietro l’angolo

“Siamo convinti che le misure del governo proteggeranno le attività economiche, e riteniamo che il Pii continuerà a crescere in modo significativo anche nei prossimi mesi”.

Qual è il settore industriale oggi più forte?

“Il farmaceutico è uno dei più forti. Oggi il Lazio è il primo produttore europeo di farmaci e il 35% dell’export nazionale viene dal nostro territorio. Oltre a questo, in prospettiva le industrie attive nella regione diventeranno nei prossimi mesi un punto di riferimento mondiale nella produzione dei tarmaci monoclonali (quelli per la cura del Covid) e nella produzione dei vaccini, soprattutto per la fase di infialamento”.

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