Expo 2030: già pronto il piano da presentare a Draghi

Condiviso dagli industriali e dal Campidoglio.50 miliardi di investimenti per nuove strutture e restauri. Come logo un albero in mezzo al Colosseo.

Tre aree di intervento, riqualificazione urbana, ma anche abbattimenti e ricostruzioni, lavori sulla linea A della metropolitana, ma anche sulla Tiburtina, un masterplan dove alle aree rosse (quelle da realizzare ex novo) si mischiano quelle verdi (dove ci saranno le operazioni più “green” e di “restauro” del tessuto cittadino).

È il progetto dell’Expo 2030 elaborato dal Campidoglio in collaborazione con Unindustria, gli industriali di Roma e del Lazio che per primi, con il presidente Angelo Camilli, avevano lanciato la proposta. E’ quanto scrive ‘’Il Messaggero’’rilevando che è un piano pronto per essere recapitato al Premier Mario Draghi e che la sindaca Raggi ha illustrato anche agli altri candidati a sindaco (Carlo Calenda, Enrico Michetti e Roberto Gualtieri) nell’incontro che si era tenuto giovedì scorso in Campidoglio.

Il modello – spiegano in Campidoglio, come riporta ‘’Il Messaggero’’ – è quello dell’Esposizione Universale di Montreal del 1967, per combinare installazioni temporanee con rigenerazione di edifici ed aree già esistenti. Un Expo che si inserisca nel tessuto connettivo della città, che quali la abbracci o che ne venga abbracciato, e che resti nel futuro, diventando un tutt’uno con quel quadrante dì Roma, Una sorta di «laboratorio delle metropoli globali del futuro», seguendo il modello di una città “orizzontale” che superi anche l’idea tradizionale di sviluppo cittadino (il centro da una parte, la periferia dall’altra) per puntare invece su un’idea di sviluppo sostenibile.

Nelle stanze del Campidoglio girano anche già dei bozzetti per il logo di Expo 2030: quello al momento più accreditato è un Colosseo stilizzato e riprodotto in versione “green”, con tanto di albero e foglie all’interno. Nel concreto, le aree impegnabili per Expo 2030 superano i 200 ettari (il Bie, Bureau International des Expositions, ne chiede 140). Si va da San Basilio e la riserva naturale dell’Aniene fino alla Tiburtina.

Sul fronte della mobilità, due gli interventi più importanti: il prolungamento della metro A da Rebibbia fino a Casal Monastero, secondo un progetto già esistente di estendere la linee oltre il Gra; e il raddoppio della Tiburtìna, che servirebbe anche a sviluppare il distretto industriale che al momento presenta diversa criticità, soprattutto per quanto riguarda proprio l’accessibilità delle merci. Lungo queste direttrici, una serie di capannoni espositivi; alcune saranno installazioni pe
rmanenti, altre temporanee. Tre anche gli snodi multifunzionali: all’altezza di Ponte Mammolo, in corrispondenza dell’Hub della stazione Tiburtina e nell’area del Parco agricolo, nell’estremità opposta del quadrante. 

Si parla di 50 miliardi di opere, 500mila posti di lavoro. Oltre agli interventi nell’area dello Sdo di Pietralata, saranno interessati dalla rigenerazione urbana prevista da Expo 2030 anche diverse strutture che insistono sulla zona del Tiburtino. Tra questi, sicuramente gli ex stabilimenti cinematografici della De Paolis, per anni “set” di alcuni tra i più grandi film italiani (da Celentano a Fingitore, da Paolo Vllaggio a Renato Pozzetto) e poi diventati “casa” della fiction; ma anche la caserma Ruffo; il palazzo ex Pennicillina, un ferita aperta nel quartiere, più volte occupato e più volte sgomberato di nuovo; la ex cartiera sull’antica via Tiburtina, alcune aree libere di San Basilio.

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