Expo 2030: Gualtieri sceglie Massolo per gestire la partita di 45 miliardi

l super-ambasciatore dovrà convincere il Bureau international des expositions a premiare il dossier presentato dalla capitale preferendolo a quello inoltrato dalle concorrenti Mosca e Busan

Per la sfida della candidatura di Roma all’Expo 2030. Per blindare una partita che potrebbe portare nella capitale fino a 45 miliardi di euro, il sindaco Roberto Gualtieri punta su Giampìero Massolo. Lo scrive ‘’La Repubblica’’.

L’ex capo degli 007 italiani approda in Comune per presiedere il comitato promotore dell’evento. Dai servizi segreti al Campidoglio con la missione di convincere il Bureau international des expositions a premiare il dossier presentato dalla capitale preferendolo a quello inoltrato dalle concorrenti Mosca e Busan.

Per impressionare Parigi e il resto della giuria servirà tutta l’esperienza Massolo, diplomatico alla Santa Sede, poi a Mosca e quindi sherpa di palazzo Chigi in occasione del G8 e del G20 a cavallo tra il 2008 e il 2009 con Silvio Berlusconi presidente.

Nel lunghissimo curriculum del super-ambasciatore ci sono esperienze bipartisan. Nato a Varsavia 67 anni fa, Massolo ha mosso i primi passi capitolini nell’ufficio diplomatico dell’allora premier Giulio Andreotti. Poi per Lamberto Dini è stato consigliere diplomatico e capo dell’ufficio stampa al ministero degli Esteri. Quindi il bis con il governo Monti e il passaggio a Fìncantieri in era Renzi. Adesso è la volta di Roberto Gualtieri e di Expo 2030. Un dossier complesso. A gettarne le basi sotto la gestione grillina dell’ex sindaca Virginia Raggi è stato l’altro ambasciatore Giuseppe Scognamìglio. Non è escluso che Massolo, presa visione del progetto delineato fin qui dall’amministrazione pentastellata, decida di rivederne i contenuti. Se non cambiarne la location.

In Campidoglio, dove pure c’è la volontà dì garantire la presidenza della commissione straordinaria sull’Expo a Raggi, il fascicolo lasciato in eredità dai SS viene definito «lacunoso». In più i primi contatti informali del Comune a trazione dem con il Bureau parigino hanno prodotto la convinzione che per battere le proposte russe e sudcoreane alla fine ci sarà il bisogno di stringere sulla location dell’esposizione.

Letteralmente, perché fino a questo momento ad aggiudicarsi la possibilità di ospitare l’evento sono state le città che sono riuscite a concentrarlo in una sola area. Mentre Roma fino a questo momento ha lavorato su un dossier che si sviluppa tra la Tiburtina e l’ex fabbrica della Penicillina, ponte Mammolo e Valle dell’Aniene. Un quadrante che misura 15mila ettari. ‘’Forse troppi’’ si interrogano a palazzo Senatorio domandandosi se non sia il caso di stringere il campo. «Siamo al lavoro per individuare l’area ottimale», dice Gualtieri a Repubblica a Repubblica. Quale?  Quale? A dover sciogliere il nodo sarà Massolo. Il tempo c’è: il 14 dicembre va presentato solo un paper non vincolante.

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