Expo 2030: per il commercio una ‘’spinta’’ da 13 miliardi

Un’analisi della Confcommercio di Roma prevede un aumento di 37.000 posti di lavoro nella ristorazione , servizi, moda e settore culturale. Oggi però situazione difficile. Si temono contraccolpi occupazionali con lo sblocco dei licenziamenti.

Benefici e ricavi, una macchina che si rimette in moto e che produrrà effetti positivi sull’economia della città, a partire dal settore produttivo ma anche ricettivo e turistico. È questo lo scenario che traccia la Confcommercio,  e riportato da ‘’Il Messaggero’’ , a pochi giorni dall’annuncio del presidente del Consiglio Mario Draghi sulla candidatura di Roma all’Expo 2030.

A fronte dei progetti che puntano a riqualificare un quadrante nevralgico come ad esempio quello della zona Est (dalla stazione Tiburtina a Pietralata fino a San Basilio), l’Expo 2030 porterebbe ricavi per le imprese di commercio e turismo dell’intera città per almeno 13,3 miliardi di euro.

«La cifra è frutto di un’analisi previsionale – spiega a ‘’Il Messaggero’’ il direttore della Confcommercio Roma Romolo Guasco – compiuta dal nostro centro studi. Un’analisi cauta che in verità potrebbe crescere più avanti». 

Su un’onda lunga che produrrà effetti non solo nell’immediato. «Abbiamo tenuto conto non solo dell’anno dell’Expo – prosegue Guasco, ma anche del periodo precedente e di quello successivo all’Esposizione dove dovranno comunque essere garantiti interventi di cura e manutenzione su un arco temporale che va da cinque ad otto anni». 

E dunque a conti fatti il comparto terziario potrebbe alla fine beneficiare di una crescita che supera i 13 miliardi e arriva a sfiorare i 20. Non finisce qui perché all’aumento dei ricavi per il settore ampio dei servizi sempre la Confcommercio conteggia un parallelo aumento dell’occupazione per le imprese che vi operano «pari a circa 37 mila posti di lavoro in più nella città di cui più di 13 mila relativi al settore turistico». 

All’interno del comparto a giovarne di più «sarebbero sicuramente quelle imprese legate al commercio e alla produzione del “made in Italy”, l’Expo, analisi alla mano, aggiunge ancora il direttore della Confcommercio – potrebbe fungere da volano per tutte quelle imprese e realtà anche locali che operano nella creatività, nello sviluppo di beni e servizi contribuendo a fortificare e migliorare la “vetrina” della Capitale in tutto il mondo». Moda, cultura, enogastronomia ma non solo. 

Gli ultimi due anni, segnati dalla pandemia da Covid «hanno indebolito il comparto a tal punto che oltre 20 mila realtà rischiano la cessazione entro la fine del 2021 senza contare i contraccolpi occupazionali che da qui alle prossime settimane potrebbero verificarsi con lo stop al blocco dei licenziamenti», analizza ancora Guasco. 

E nei prossimi mesi seppur con una ripresa indotta dalla riduzione delle restrizioni l’andamento della crescita sarà lento «anche in ragione di un timore generalizzato». La ristorazione e il comparto ricettivo nelle ultime settimane hanno iniziato a risalire la china «ma ci sono ancora 400 hotel chiusi a fronte di oltre 1200 strutture e manca ancora la presenza di turisti internazionali». 

 Entrando ancora più nel dettaglio delle realtà che sicuramente beneficeranno dell’Expo ecco comparire «l’artigianato, i servizi, la moda ma anche la cultura prosegue ancora Guasco – Abbiamo calcolato che l’Esposizione potrebbe valere anche sul settore del restauro, della conservazione e del recupero dei beni archeologici di cui Roma è leader a livello mondiale». Una maggiore attenzione a questo settore, attiverà a cascata, come si trattasse di “vasi comunicanti” «un’impennata per la crescita di quelle realtà produttive legate alla cultura, al recupero dei beni archeologi alla loro tutela e diffusione, tenendo conto che appunto l’indice di crescita dei ricavi non deve essere considerato solo per l’anno dell’Esposizione ma su almeno un decennio tra preparazione e post evento», conclude il direttore della Confcommercio. 

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