Expo 2030: Scaccabarozzi, “l’evento sarà volano per ridisegnare il futuro di Roma”

Il presidente della Fondazione Expo spiega che "in caso di vittoria, i padiglioni dell'Expo 2030, progettati dall'archistar Carlo Ratti, sorgeranno a Tor Vergata, per accogliere si stima 34,7 milioni di visitatori. Un esempio è dato dall'Expo 1942 che non si fece più a causa della guerra"

photo credit: /www.un-industria.it/

“L’Expo 2030 sarà il volano per ridisegnare il futuro di Roma e superare le attuali criticità del territorio”. Lo dichiara Massimo Scaccabarozzi, presidente della Fondazione Expo, in un’intervista a “Il Tempo”.

“La Fondazione nasce per dimostrare la piena condivisione di un grande progetto da parte di tutto il sistema imprenditoriale di Roma. Ne fanno parte sette realtà associative del territorio ovvero Unindustria, Cna Roma, Coldiretti Roma, Confcommercio Roma, Federlazio, Ance Roma-Acer e Confesercenti. Secondo una valutazione preliminare, condotta dall’Università Luiss, con Expo 2030 ci sarà una ricaduta economica stimata in 45,7 miliardi di euro tra l’assegnazione e i cinque anni post- evento. Un’occasione unica non solo per Roma ma per tutto il Paese – aggiunge Scaccabarozzi -. Proprio per questo lavoreremo in stretta sinergia con il comitato promotore con studi, iniziative, anche all’estero, incontri, eventi, raccolte fondi in grado di dare massima visibilità a Roma ed evidenziare perché è la sede più adatta ad ospitare l’Expo nel 2030. Le avversarie sono Odessa in Ucraina, Riyad in Arabia Saudita e Busan in Corea del Sud”.

“La Fondazione è aperta alle imprese e parte con una dotazione economica di circa un milione di euro per dare il via alle prime iniziative – continua Scaccabarozzi -. L’importante supporto di Unindustria nell’avvio evidenzia la centralità della sensibilizzazione rispetto al sistema delle imprese locali e nazionali, soggetti privati, affiancati chiaramente da quelli pubblici: una delle premesse necessarie per il lavoro della Fondazione. Vogliamo coinvolgere le eccellenze imprenditoriali del territorio e farle diventare testimonial dell’evento. I grandi eventi hanno sempre avuto un ruolo importante per lo sviluppo delle città che li hanno ospitati. Una ‘prova generale’ dell’Expo sarà la Ryder cup, l’evento golfistico che ci sarà a Roma nel 2023: con 220mila biglietti già venduti, è il terzo evento sportivo al mondo dopo le Olimpiadi e i mondiali di calcio. Ci saranno benefici infrastrutturali in tutto il quadrante della città dove si svolgerà l’evento: tra questi il raddoppio della via Tiburtina, che era atteso da moltissimi anni”.

Massimo Scaccabarozzi, presidente della Fondazione Expo durante l’intervista spiega che “in caso di vittoria, i padiglioni dell’Expo 2030, progettati dall’archistar Carlo Ratti, sorgeranno a Tor Vergata, per accogliere si stima 34,7 milioni di visitatori. Un esempio è dato dall’Expo 1942 che non si fece più a causa della guerra. Questo non impedì alla città di svilupparsi con la nascita del quartiere Eur. In generale i grandi eventi contribuiscono in maniera rilevante alla crescita delle città ospitanti. Un altro esempio molto positivo il Giubileo del 2000: l’allora sindaco Rutelli apportò delle migliorie infrastrutturali significative per la vita della città e dei cittadini romani. Nei prossimi mesi, la Fondazione preparerà un piano per le infrastrutture e i progetti necessari a convincere i 170 paesi membri del Bureau Internazionale dell’Expo a votare per Roma a novembre 2023: si punterà alla rigenerazione urbana, alle infrastrutture ferroviarie e digitali ma anche a migliorare i servizi della città. Milano oggi – continua Scaccabarozzi – è una città diversa rispetto a quella precedente ad Expo 2015: più ricca e cosmopolita, una metropoli internazionale a tutti gli effetti. Anche in quel caso il comitato promotore è stato affiancato da una fondazione che metteva insieme le associazioni datoriali e di categoria tutte schierate al fianco delle Istituzioni locali e del governo nella promozione della candidatura. Come ha detto il presidente del comitato promotore, Giampiero Massolo, i Governi si alternano, ma l’Expo 2030 è un’occasione per l’Italia, non solo per Roma e per il Lazio. È una sfida che parte dal basso e deve rappresentare un’opportunità di inclusione perché i benefici saranno per tutti”.

Una stretta collaborazione con Regione e Comune “è indispensabile per poter riuscire a superare e risolvere i principali disservizi della Capitale, quale rifiuti e trasporti – sottolinea Massimo Scaccabarozzi, presidente della Fondazione Expo -. Lavorando con le istituzioni locali e potendo contare sull’appoggio degli imprenditori del settore privato potremmo risolvere le evidenti criticità che i cittadini sostengono affliggano Roma: sporcizia, degrado, qualità della viabilità. A febbraio 2023 una delegazione di operatori del Bie ( Bureau international des expositions) girerà liberamente in città e chiederà a chiunque cosa pensi dell’Expo. La decisione finale sarà in gran parte basata sulla consapevolezza della cittadinanza della candidatura di Roma, per questo è fondamentale iniziare a lanciare campagne di informazione nelle scuole, negli uffici, nelle aziende e nei pubblici esercizi. Il logo dell’Expo dovrà essere molto presente, la Fondazione sta già lavorando in tale senso: l’idea è quella di massimizzare la diffusione del logo di Expo ove possibile, dai luoghi pubblici più frequentati, fino ai passaggi tv e perché no reclutare quelle personalità che a vario titolo possono sostenere la candidatura della nostra città ma più in generale dell’ Italia. Non ci limiteremo ad organizzare eventi e convegni ma chiederemo a tutti, anche ai commercianti, di apporre il logo dell’evento sulle vetrine dei loro negozi. Con l’impegno di tutti Roma vincerà questa sfida”, conclude.

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