Frosinone, FdI alza il muro contro i vannacciani: «Fuori dalla giunta o usciamo noi»

Fratelli d’Italia pone un ultimatum al sindaco Riccardo Mastrangeli dopo la crisi sulla presidenza del Consiglio comunale. Il partito chiede l’uscita dalla giunta degli assessori di Futuro Nazionale, il movimento che fa riferimento a Roberto Vannacci. La richiesta è condivisa dal coordinatore regionale Paolo Trancassini.

A Frosinone la crisi della maggioranza entra nel vivo. Fratelli d’Italia chiede al sindaco Riccardo Mastrangeli di rimuovere dalla giunta gli assessori espressione di Futuro Nazionale, il movimento vicino a Roberto Vannacci, e mette sul tavolo una condizione netta: in caso contrario, i consiglieri di FdI sono pronti a lasciare la maggioranza.

A comunicare la posizione al primo cittadino è stato il capogruppo consiliare di Fratelli d’Italia, Franco Carfagna. Non si tratta, ha chiarito, di una semplice richiesta politica, ma di una «conditio sine qua non».

La linea è inoltre condivisa dal coordinatore regionale del partito, Paolo Trancassini, circostanza che conferisce alla vicenda un peso che va oltre gli equilibri della politica comunale.

Nel mirino Futuro Nazionale

Il punto di rottura è rappresentato dagli esponenti di Futuro Nazionale, che in giunta esprime due assessori, tra cui il vicesindaco Antonio Scaccia, coordinatore provinciale e dirigente regionale del movimento.

Il gruppo conta inoltre quattro consiglieri comunali. Tra loro c’è Francesca Chiappini, che alle elezioni del 2022 è risultata la candidata più votata in assoluto.

La richiesta di FdI apre così una frattura politica destinata ad avere conseguenze anche sulle future alleanze. La posizione assunta dal partito sembra infatti chiudere, almeno allo stato attuale, la strada a un’intesa con Futuro Nazionale in vista delle elezioni comunali del 2027.

Il sindaco si era dimesso

L’ultimatum arriva mentre la maggioranza è alle prese con una crisi istituzionale che dura da mesi.

Lunedì scorso Mastrangeli ha presentato le proprie dimissioni dopo l’ennesima mancata elezione del presidente del Consiglio comunale. Per la quarta volta in quattro mesi l’aula non è riuscita a trovare un accordo sul nome del successore alla presidenza.

Lo stesso sindaco aveva indicato per la prima volta un candidato, ma la proposta ha raccolto soltanto 13 voti sui 17 necessari.

Il voto ha fatto emergere una frattura all’interno della maggioranza e i sospetti politici si sono concentrati proprio sul gruppo vicino a Scaccia, che non ha finora commentato pubblicamente la vicenda.

Quattro giorni per salvare la consiliatura

Mastrangeli ha convocato i capigruppo della maggioranza concedendo loro quattro giorni per trovare una soluzione.

La scadenza è fissata alle 18 di venerdì 9 ottobre: entro quell’ora il sindaco vuole avere un nome condiviso da sottoporre al Consiglio comunale.

In caso contrario, sabato mattina alle 12 Mastrangeli ha annunciato che aggiungerà la parola «irrevocabili» alle dimissioni già presentate, aprendo di fatto la strada alla conclusione anticipata della consiliatura.

Una scelta che avrebbe anche l’effetto politico di rendere evidente quale componente della maggioranza non abbia sostenuto la linea indicata dal primo cittadino.

Dal centrodestra del 2022 alla resa dei conti

Mastrangeli è stato eletto sindaco nel 2022 al ballottaggio, alla guida di una coalizione di centrodestra che aveva raccolto l’eredità politica dei due mandati di Nicola Ottaviani, nello stesso anno eletto alla Camera dei deputati con la Lega.

Ora, a meno di un anno dalle prossime elezioni comunali, gli equilibri del centrodestra frusinate sono nuovamente in discussione.

La presa di posizione di FdI introduce infatti un elemento nuovo: la rottura con l’area vannacciana non riguarda più soltanto i rapporti all’interno dell’attuale giunta, ma rischia di condizionare la costruzione della coalizione per il 2027.

Il primo banco di prova resta però quello immediato: entro venerdì la maggioranza dovrà trovare un accordo sulla presidenza del Consiglio. In caso contrario, le dimissioni del sindaco diventeranno irrevocabili e la crisi politica si trasformerebbe in crisi amministrativa.

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