Giovani, a Roma regna il pessimismo

Il 61% dei romani intervistati ritiene che le prossime generazioni avranno una qualità della vita peggiore rispetto a quella attuale, contro una media nazionale del 65%

Una nuova ricerca di Changes Unipol, realizzata in collaborazione con Ipsos, tratteggia anche a Roma un quadro di pessimismo intergenerazionale sul futuro del sistema di welfare del Paese, seppure con una sfumatura più contenuta rispetto al resto d’Italia: il 61% dei romani intervistati ritiene infatti che le prossime generazioni avranno una qualità della vita peggiore rispetto a quella attuale, contro una media nazionale del 65%. Roma si colloca così tra le città meno pessimiste sul futuro del Paese: la meno pessimista in assoluto è Bari (57%), mentre a guidare la classifica del pessimismo sono Milano (76%) e Cagliari (72%).

La preoccupazione dei romani per il futuro nasce comunque, come nel resto d’Italia, dalla percezione di fragilità economica del presente: il 57% ritiene che lo Stato non sarà più in grado di garantire le pensioni del futuro (contro il 55% della media nazionale). Un’incertezza dovuta anzitutto alla precarizzazione del lavoro e ai bassi salari (46%): un dato che a Roma raggiunge il valore più alto tra le nove grandi città italiane coinvolte dalla ricerca, seguita da Cagliari (45%). Pesano invece meno, rispetto alla media nazionale, il debito pubblico (43% contro 47%) e l’invecchiamento della popolazione legato al calo delle nascite (31% contro 36%). Un pessimismo che si proietta sulle nuove generazioni: solo l’8% dei romani crede che i più giovani beneficeranno un giorno di un trattamento pensionistico equo, esattamente in linea con il dato nazionale.

Sul fronte del ricambio generazionale nel mondo del lavoro, Roma si distingue nettamente rispetto al resto del Paese: il 93% dei romani ritiene che le aziende dovrebbero facilitare la crescita professionale dei giovani (contro l’88% della media nazionale) e l’86% pensa che chi è in età da pensione dovrebbe fare spazio a chi è più giovane (contro l’81% nazionale). In entrambi i casi si tratta dei valori più alti registrati tra le nove aree metropolitane analizzate dalla ricerca. Resta invece più cauto, e sostanzialmente in linea con la media italiana, il giudizio sulla disponibilità dei giovani stessi a rimboccarsi le maniche: il 54% dei romani crede che siano davvero disposti a mettersi in gioco per crescere professionalmente (contro il 52% nazionale).

© StudioColosseo s.r.l. - studiocolosseo@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014