Giustizia, oggi l’incontro Draghi-Conte sulla riforma Cartabia

"Non accetteremo che le nostre riforme vengano cancellate – avverte Conte -. Vogliamo processi veloci ma non accetteremo mai che vengano introdotte soglie di impunità"

Giuseppe Conte

Battesimo del fuoco per Conte nella sua nuova veste di leader in pectore di M5s: dopo il ritorno in campo con la presentazione del nuovo statuto, stamani dovrà incontrare il presidente del Consiglio, Mario Draghi, sulla riforma della Giustizia.

Con l’ex premier, Draghi farà il punto sulla situazione politica, a partire dal Piano nazionale di ripresa e resilienza ma, inevitabilmente, il discorso cadrà anche sulla riforma della Giustizia della ministra Marta Cartabia, che riscrive la prescrizione.

Per Conte si tratta di una questione cruciale, di una battaglia identitaria, e domani dovrebbe presentare una mediazione sul testo approvato in Consiglio dei ministri, con i voti anche del M5s, e ora all’esame della Camera. “Non accetteremo che le nostre riforme vengano cancellate – avverte Conte -. Vogliamo processi veloci ma non accetteremo mai che vengano introdotte soglie di impunità e venga negata la giustizia alle vittime dei reati, non accetteremo mai che il processo penale per il crollo del ponte Morandi possa rischiare l’estinzione”. Il faccia a faccia servirà anche per rinsaldare l’alleanza di governo, confermando il patto di fiducia a Draghi siglato cinque mesi fa da Beppe Grillo.

Intanto, nei partiti continua il braccio di ferro tra Lega e Pd sul disegno di legge Zan contro l’omofobia. Matteo Salvini si appella a Enrico Letta chiedendo di aprire una trattativa prima di martedì prossimo, quando riprenderà la discussione del provvedimento nell’Aula del Senato. Ma Letta resta fermo sulla sua posizione: “il Pd vuole discutere con persone che hanno una sola faccia – precisa -. Non trovo sia serio appoggiare le iniziative anti-Lgbtqi+ di Orban in Europa e poi disinvoltamente proporsi per una trattativa a difesa di quella comunità a livello italiano. Se Salvini vuole confrontarsi con noi sulla Zan rinneghi pubblicamente le norme anti-Lgbtqi+ approvate in Ungheria”.

 

 

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