Green pass: il certificato spinge bar e ristoranti verso incassi di due anni fa 

Dalla seconda metà di agosto gli incassi sono tornati ai livelli precedenti il Covid, grazie alla fiducia generata dalla carta verde rileva Fiapet-Confesercenti. In periferia la ripresa è però ancora lenta e il sacrificio del settore segnato da molte chiusure e cessione licenze

L’estate della ripartenza per bar e ristoranti. Dopo gli incassi record registrati tra giugno e luglio, falsati però dopo la lunga chiusura, la conferma è arrivata con l’ultimo report: i guadagni dopo la settimana di Ferragosto hanno riportato gli incassi al 2019. II primo vero risultato positivo dopo lo scoppio della pandemia.

Una sorpresa per gli stessi imprenditori della ristorazione che si aspettavano invece un calo. A incidere anche l’effetto del Green pass. Con il certificato verde infatti, i locali sono tornati ad accogliere i clienti sia all’interno che all’esterno: «Cominciamo a uscire dalla crisi anche se per le dovute conferme dobbiamo aspettare le prossime settimane» spiega a ‘’Il Messaggero’’ Claudio Pica, leader romano delle Fiepet-Confesercenti. Ma il banco di prova sarà il rientro dal smart working: “Quando gli impiegati rientreranno in ufficio sarà il vero ritorno alla normalità – sottolinea Pica – queste sono settimane delicatissime, sappiamo che non c’è ancora un regola definitiva. Ma abbiamo registrati i primi rientri”.

E in effetti aziende e compagnie si stanno organizzando per far rientrare, a rotazione, tra il 60 e l’80% dei dipendenti. Nei luoghi di lavoro dove è comunque possibile assicurare le norme sanitarie ant¡ Covid. Una su tutte, il distanziamento.

Intanto le attività della ristorazione continuano a cavalcare la serie positiva di risultati. Il primo era arrivato con il passaggio – lo scorso giungo – del Lazio in zona bianca e con la revoca del coprifuoco: nel primo week end, avevano incassato 54 milioni di euro. A fronte però dei durissimi mesi di chiusure e aperture a singhiozzo.

Restano tuttavia ancora alcune differenze tra i quartieri. Nelle zone di periferia per esempio, la risalita è ancora lenta con gli incassi che, rispetto al 2019, segnano tra il 15 e il 20% in meno.

Restano invece in corsa quelli del centro: dal Tridentino a San Giovanni fino all’Aventino dove le entrate si sono ormai attestate alla pari del periodo pre pandemia. Una conferma arrivata a sorpresa: “Le prime due settime di agosto – spiega il presidente Pica – abbiamo registrato una prima flessione negativa di presenze, la città si era svuotata con i romani partiti per le vacanze e un numero comunque esiguo di turisti. Ecco perché in tanti hanno scelto di chiudere. Chi è rimasto aperto però, ha continuato a lavorare a ritmi molto alti”.

Tanto da scavallare e tornare ai mesi precedenti allo scoppio della pandemia. I dati sono perciò incoraggianti. Anche se: “Non siamo in grado di dire se verranno confermati – conclude Pica – di certo possiamo dire che gli incassi record dello scorso giugno erano falsati. Dopo un lungo periodo di restrizioni e chiusure, ci aspettavamo il tutto esaurito. Ma i risultati delle ultime due settimane ci fanno davvero ben sperare”.

C’è chi però non è riuscito a superare l’anno nero: sono circa mille i locali che hanno messo in vendita la licenza a prezzi stracciati, tra i 50 e i 70 mila euro. Soffocati dai debiti e dai guadagni comunque troppo bassi per far fronte alle spese correnti.

Una situazione che a macchia di leopardo si è registrata ¡n diversi quadranti della città. Dal centro alla periferia. A pesare sulle nuove chiusure la vicinanza agli uffici, alle palestre, alle scuole, ai cinema. Cioè tutte quelle attività che hanno avuto un tento e complesso riavvio post Covid.

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