Il commercio a Roma riprende, comunque il 2021 si chiuderà con un -50%

C'è ottimismo per le riaperture, in ripresa tutti i settori, eppure a fine anno il bilancio sarà negativo. Il 46% dei ragazzi vuole lasciare Roma per mancanza di lavoro

Il commercio a Roma si sta riprendendo per effetto delle riaperture. A maggio si sono registrati aumenti delle vendite anche del 50-60% rispetto ai giorni della zona rossa, ma non si può cantare vittoria: il 2021 se dovesse continuare così si chiuderà comunque con un calo del 50% rispetto ai livello pre pandemici. Confcommercio fa queste stime e invita a rafforzare la vaccinazione anti Covid per evitare che ad novembre non sui assista a una nuova crescita delle infezioni

Se gli alimentari hanno retto, con una rivincita dei piccoli negozi sui grandi supermercati; abbigliamento, calzature, ristorazione, arredamento hanno visto cali del fatturato anche del 90%. Per i ristoranti l’asporto stato solo “un pannicello caldo”, ci dicono tanti esercenti. Sono in forte ripresa sia outlet, sia centri commerciali, ma anche i negozi delle vie del centro.

Tra il 20 e il 26 maggio 2021 la Camera di Commercio ha somministrato un questionario ad un campione di aziende che nel 67% dei casi aveva sede nel comune di Roma e per il 33% dei casi nel resto della provincia di Roma. L’84,6% delle imprese ha tra 0 e 9 dipendenti, il 12,6% ha tra 10 e 49 dipendenti e il 2,8% delle imprese ha oltre 50 dipendenti. I risultati dell’indagine mostrano come per il 41% delle imprese il fatturato sarà stabile; per il 16% aumenterà rispetto al 2020, per il 43% invece diminuirà. Dunque si deduce che per le aziende il 2021 sarà ancora un anno difficile.

Claudio Pica, presidente di Fiepet Confesercenti di Roma, esponente storico del commercio romano, chiede maggiore vigilanza contro la movida selvaggia: “E’ necessaria una chiede maggiore presenza delle Forze dell’Ordine e proponiamo l’installazione di 30 telecamere intorno a Campo de Fiori, da collegare alla Questura di Roma – dice – Le scene, l’affollamento che abbiamo visto nei fine settimane scorsi sono indecenti e non fanno altro che allontanare il grande turismo dalla Capitale”. Insomma, le riaperture vanno governate.

Il fatto è che questa città fa fatica anche a mantenere le sue menti migliori. Oltre 1000 ragazzi (di età compresa tra i 17 e i 30 anni) hanno partecipato all’indagine proposta dagli Acli di Roma, compilando un questionario anonimo online, dal quale sono emersi dati molto interessanti. In termini di attrattività della città, il 54% ha dichiarato che non lascerebbe Roma, ma del cospicuo 46% che lo farebbe, il 41% indica la mancanza di lavoro come motivazione principale mentre il 30% indica la scarsa qualità di vita. Invece a tenere ancorati i giovani alla capitale sono il settore dello svago e del divertimento (67%) e della cultura che viene indicata dal 63% degli intervistati come punto di forza della città.

Il lavoro è dunque uno dei principali problemi che viene riscontrato, tanto che secondo l’indagine delle ACLI di Roma il 65% dei giovani della Capitale ha un livello alto o medio-alto di remissività lavorativa, vale a dire che pur di trovare o mantenere un impiego sono pronti a rinunciare a contratti regolari e diritti dei lavoratori, come ferie, maternità, malattie e addirittura parte dello stipendio.

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