Il costo della guerra per le imprese romane: 2 milioni di euro in fumo in un mese

"Probabilmente l'impatto vero della crisi l'avremo a Pasqua - commenta Romolo Guasco, direttore della Confcommercio - perché avremo il problema delle persone che non si sposteranno a causa delle condizioni economiche gravate dai rincari, come quello della benzina e soprattutto sul fronte turistico"

Quasi due milioni di euro, secondo le prime stime, andati in fumo in meno di un mese; tra rincari sulle materie prime, aumento dei costi di gestione diretta e indiretta, a partire dal settore logistico che annovera anche il trasporto delle merci e il magazzinaggio.

Dal 24 febbraio, giorno di inizio del conflitto Russia-Ucraina, gli imprenditori del terziario romano hanno già “perso” tanto e la guerra è appena iniziata, raconta il dorso locale del Messaggero.

“Probabilmente l’impatto vero della crisi l’avremo a Pasqua – commenta Romolo Guasco, direttore della Confcommercio – perché avremo il problema delle persone che non si sposteranno a causa delle condizioni economiche gravate dai rincari, come quello della benzina e soprattutto sul fronte turistico, essendoPasqua uno dei periodi di maggior affluenza, si avranno notevoli perdite”.

Ma intanto, prosegue il quotidiano, proprio l’associazione fa un primo bilancio degli effetti del conflitto. Oltre alle perdite già stimate – ma che potrebbero non essere completamente esaustive – c’è un generale sentimento di preoccupazione che attanaglia la categoria.

I SETTORI

Complessivamente – testimonia l’ultima indagine della Confcommercio – per il 66% degli imprenditori le condizioni della propria azienda tenderanno a peggiorare e il settore che maggiormente risentirà della crisi prodotta dalla guerra sarà quello ricettivo (76%). Segue poi il comparto della logistica (70%), il commercio “no food” e bar e ristoranti (66%). Entrando ancora più nel dettaglio, tenuto conto dello scoppio della guerra, quattro imprese su dieci prevedono un crollo verticale dei propri fatturati entro la fine dell’anno. Anche qui – continua il Messaggero – le realtà più penalizzate saranno quelle legate al turismo e al food, ma sono certe degli effetti negative anche quelle imprese che si occupano dei servizi alla persona (nel 43% dei casi) e quelle che prestano servizi alle imprese (per il 40%). Non è solo una questione di percezione a spingere centinaia di imprenditori, titolari di negozi, bar, ristoranti, hotel a dire chenelprossimo futuro le loro aziende subiranno i colpi del conflitto. Solo nell’ultimo mese sono aumentati vertiginosamente i costi per la fornitura di materie prim e e beni.

I RIALZI

Il 56% degli intervistati ha registrato nelle prime due settimane di marzo un aumento dei prezzi, mentre a febbraio a dire che i costi erano lievitati era il 53,7%. A pesare per lo più sono i prezzi legati ai rifornimenti energetici, in questo caso il 72% delle imprese ha avuto un rincaro nel mese di marzo, mentre a febbraio questo pesava sul 68,6% delle aziende. A crescere inoltre anche il “peso” per garantire la logistica, ovvero il trasporto dei beni, siano le materie prime per lavorare e servire i clienti, sia le merci da vendere. I prezzi soprattutto per il trasporto ed il magazzinaggio nel mese corrente sono aumentati per il 62% degli intervistati, mentre nello scorso mese a registrare una crescita era il 54% delle aziende. Infine il 55,4% degli intervistati sta già pagando la difficoltà nel reperire i materiali primi con cui lavorare e alla fine con i rincari a monte, per poter lavorare, sette imprese su 10 sono certe: “A pagare saranno anche i consumatori”.

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