Immobili Chiesa: fino a 800 milioni il debito ICI col Campidoglio

Le trattative tecnico-fiscali con la Cei potrebbero protrarsi per un anno. Oltre 300 le strutture ricettive nella zona Aurelio/Gianicolense

Sarebbe di circa 600 milioni di euro il “debito” che la Chiesa ha nei confronti del Comune di Roma per il mancato versamento dell’Ici. Una stima visto che non c’è nessun censimento ufficiale, ma che potrebbe lievitare a 800 milioni, dicono nostre fonti. La sentenza del Consiglio d’Europa sull’imposta non versata ha scatenato una serie di ipotesi su come recuperare il mancato versamento.

Papa Francesco ha già dato disponibilità ad affrontare il problema, lo ha fatto d’altronde nel suo primo incontro con la sindaca Raggi. E infatti da qualche mese, tecnici del Campidoglio e della Conferenza Episcopale Italiana starebbero lavorando per definire i termini della questione. Infatti, il contenzioso non riguarda i beni del Vaticano, che sono esentati per effetto dei Patti Lateranensi, ma i beni della chiesa italiana sul territorio italiano. Chi deve pagare, quanto, e secondo quale principio ? Alla Cei, ci dicono, che la ricognizione non dovrebbe durare meno di un anno.

Si tratta di strutture ricettive, conventi che fanno ospitalità, strutture dove si tengono convegni, scuole. La Chiesa non avrebbe dovuto pagare l’Ici per gli spazi che avevano fini di culto, ma invece avrebbe dovuto saldare l’imposta per la parte commerciale. Il fatto è che non sempre è stato facile distinguere le due cose, e allora, fatta la legge, trovato l’inganno.

Si calcola che solo di strutture ricettive collegate a enti religiosi, a Roma ce ne siano almeno 300, distribuite per la maggior parte tra la zona dell’Aurelia e della Gianicolense, per un totale di oltre 13 mila posti letto. Di queste quasi la metà non ha pagato in passato l’Ici, non sempre per propria colpa ma anche perché a suo tempo spesso non sono scattati i relativi controlli. Eppure di contenziosi ce ne sono stati, come quello che ha riguardato le Suore Oblate del Bambino Gesù per quasi 700 mila euro. Una cosa è certa: finora questa vicenda ha fatto la fortuna di alcuni studi tributari.

La storia risale al 2010, quando l’Antitrust Ue aveva aperto un’indagine dopo una serie di denunce, tra cui la scuola Montessori. Bruxelles aveva quindi chiarito che il “sistema italiano di esenzioni all’Ici concesse a enti non commerciali per scopi specifici tra il 2006 e il 2011 era incompatibile con le regole Ue sugli aiuti di stato”, in quanto conferiva di fatto “un vantaggio selettivo” alle attività commerciali svolte negli immobili di proprietà della Chiesa rispetto a quelle portate avanti da altri operatori.

La questione fu chiusa nel dicembre 2012, quando sotto il governo Monti, con l’abbandono della vecchia Ici per l’Imu, le esenzioni riguardarono solo quegli immobili della Chiesa dove non venivano svolte attività economiche.

Bisognerà capire quanto realmente andrà avanti la trattativa Campidoglio-Cei. Da entrambi le parti sono stati prodotti pareri tecnico-fiscali. Ma un punto pesa su tutto: il rischio è che nel 2019 arrivino meno soldi in casa Cei. Perché? L’8 per mille, dicono nostre fonti, potrebbe risentire degli scandali sulla pedofilia, e le offerte dei fedeli quindi calare.

 

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