Immobiliare: Lucha y Siesta all’asta, ma già in vendita gli appartamenti.

Giovedi è partita l’asta dello stabile Atac occupato da 13 anni dalla ‘’Casa delle donne’’. La regione ha presentato offerta per lasciarlo alla comunità, ma su internet compaiono strani annunci immobiliari.

L'assemblea pubblica ieri davanti alla casa delle donne Lucha y Siesta

Lucha y Siesta, lo stabile occupato dell’Atac al n. 10 di via Lucio Sestio, dove nel 2008 un gruppo di attiviste ha aperto la Casa delle donne Lucha y Siesta, nel quartiere Appio-Claudio, viene messo in vendita attraverso singoli appartamenti da società immobiliari, prima ancora dell’aggiudicazione dell’asta aperta giovedi scorso. Lo denuncia il collettivo che gestisce l’immobile da tredici anni e lo considera un bene comune.

Non si sa se, dopo l’offerta della Regione Lazio, che intende lasciarlo alla comunità eche finora è stata l’unica, verranno fuori gruppi privati per tentare di avere la meglio. Rimangono 10 giorni di attesa.

Prima ancora che si conoscano le sorti dello stabile, riferisce ‘’La Repubblica’’,continuano a comparire su Internet gli annunci di note imprese immobiliari che mettono in vendita porzioni di edifìcio come se già ne avessero la facoltà, come se già fosse stato acquisito da privati.

Si aprono i link e compaiono le immagini del complesso occupato. Lucha e Siesta è al civico 10 di via Lucio Sestio, gli appartamenti di varie metrature messi in vendita figurano al civico 12. Ma lo stabile è quello.

Ad ogni metratura corrisponde un prezzo diverso: 336mila euro, 443mila, 280mila. E insieme alle foto degli esterni vengono proposte foto di interni che confondono le idee, come fossero progetti per la ristrutturazione. Nei siti ci sono numeri di telefono fissi, ai quali però nessuno risponde, nonostante un avviso annunci che le ferie inizieranno solo dal 9 agosto fino al 23.

L’unica modalità per mettersi in contatto è inviare un messaggio, fornendo anche il proprio cellulare. Appena il messaggio viene mandato, arriva la puntuale risposta dell’impresa immobiliare, che fornisce altri numeri dì telefono, ai quali nuovamente non risponde nessuno.

È lecito interrogarsi – scrive ‘’La Repubblica – sulla legalità di questa operazione, in atto da quasi due mesi. Le attiviste mettono in guardia: sono pronte ad alzare le barricate per evitare un eventuale sgombero.

«Di fronte alla speculazione che ovunque e di tutto, politica inclusa, fa terra bruciata, che inaridisce ogni esperienza al mero aspetto economico, di fronte al rischio che quotidianamente con fatica viviamo, come tante altre realtà impegnate nei terrìtorì cittadini, noi resistiamo e continuiamo a creare valore, benessere, bellezza e senso – scrivono sulla loro pagina Facebook – La Casa delle donne Lucha y Siesta non è un palazzo da mettere in vendita al miglior offerente, ma un bene comune. Lucha è già di tutti perché in questi 13 anni miglìaia di persone hanno potuto immaginare, costruire, attraversare e abitare i suoi spazi, le sue attività e la sua pratica politica, a cominciare dalle quasi 2.000 donne che sono state sostenute nel loro percorso di fuori uscita dalla violenza».

A questo mira l’impegno della Regione, che giovedì ha presentato la sua offerta: a diventare lei pròprietaria dello stabile per lasciarlo alla comunità che lavora sul territorio. Per questo le bocche sono cucite sull’entità dell’offerta, per evitare che qualcuno cerchi di assicurarsi lo stabile con una cifra più alta, strappandolo alla collettività.

 

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