Imprese: rapporto Federlazio, crescono i ricavi sul mercato estero (+26%) e l’occupazione (+15,4%)

Preoccupano i dati relativi alle difficoltà diffuse nel reperimento della manodopera e gli impatti negativi dovuti dall'incremento dei costi per la fornitura di energia elettrica e gas

Nel 2022 le imprese del Lazio che hanno registrato un incremento del fatturato sono il 47,5 per cento e, in maniera particolare, sono cresciuti i ricavi sul mercato internazionale (saldo di opinioni più 26 per cento) e su quello nazionale (più 23 per cento). Positivi, anche se in misura più contenuta, quelli relativi al mercato delle commesse pubbliche (saldo più 6 per cento). È quando emerge dall’indagine Congiunturale 2023 di Federlazio “Le Pmi di fronte all’instabilità della congiuntura economica”, presentata oggi nella sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, sede della Camera di Commercio di Roma.

Il recupero dei livelli di fatturato – si legge nel documento – ha riguardato in maniera omogenea sia le imprese di grande che di piccola dimensione. Nel 2022 le imprese del Lazio hanno registrato un più 15,4 per cento di occupazione, tuttavia sono preoccupanti i dati relativi alle difficoltà diffuse nel reperimento della manodopera.

Secondo quanto riportato dall’indagine l’incremento dei livelli occupazionali si è verificato prevalentemente tra le imprese di media dimensione. E in merito agli aspetti riguardanti il lavoro, si evidenzia che il 46 per cento degli imprenditori intervistati riscontra forti criticità nella ricerca di personale che riguardano in maniera particolare le figure professionali specializzate, ma anche quelle generiche. Inoltre, a fine 2022 soltanto il 2 per cento delle aziende aveva addetti in Cassa Integrazione guadagni. Nel 2020, invece, le imprese che avevano fatto ricorso a tale strumento erano state l’80 per cento.

Inoltre, lo scorso anno il 70 per cento delle aziende laziali ha realizzato investimenti, un incremento che è stato notevole rispetto al 59,7 per cento del 2021. Gli interventi si sono concentrati soprattutto nella formazione e aggiornamento del personale (31,4 per cento) nella ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e servizi (22,9 per cento) nella digitalizzazione del processo produttivo (22,1 per cento) e delle attività amministrative (14,3 per cento).

Infine, circa il 56 per cento delle imprese ha registrato impatti negativi dovuti dall’incremento dei costi per la fornitura di energia elettrica e gas: il 38 per cento significativi, il 13,4 per cento gravi, il 4,2 per cento molto gravi. Sono diffusi e significativi anche gli effetti determinati dalle criticità dei mercati di approvvigionamento che sono stati giudicati negativi da quasi quattro imprese su dieci: molto grave (per il 5 per cento), abbastanza grave (per il 33 per cento).

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