Infortuni sul lavoro: nel Lazio aumentano denunce e morti, mentre l’Italia migliora

Preoccupante il dato sui morti sul lavoro, saliti dell'11,8 per cento, da 34 a 38 vittime, in un momento in cui l'Italia nel suo complesso vede, invece, una contrazione

Mentre a livello nazionale il numero dei morti sul lavoro registra un calo, il Lazio racconta una storia diversa. Secondo l’analisi della Cgil di Roma e del Lazio, basata sui dati Inail relativi al primo semestre 2026, la regione si colloca tra quelle con la maggiore crescita di infortuni denunciati, andando in controtendenza proprio sul fronte più drammatico, quello dei decessi.

Le denunce d’infortunio sono passate da 21.822 a 23.605, con un incremento dell’8,2 per cento, ben superiore al +5,5 per cento registrato a livello nazionale. Ancora più preoccupante il dato sui morti sul lavoro, saliti dell’11,8 per cento, da 34 a 38 vittime, in un momento in cui l’Italia nel suo complesso vede invece una contrazione. L’aumento dei decessi si concentra soprattutto nella provincia di Roma, dove le vittime sono passate da 24 a 27; seguono Latina e Frosinone con 4 casi, Viterbo con 3.

L’incremento delle denunce, spiega il sindacato, riguarda tutte le province laziali, sia pure con intensità diverse. Il numero più alto in valore assoluto resta quello di Roma, dove gli infortuni sono saliti da 17.229 a 18.745 (+8,8 per cento). L’aumento più marcato in percentuale si registra però a Viterbo, dove i casi sono passati da 970 a 1.074, pari a un +10,7 per cento. Crescono anche Rieti (da 589 a 623, +5,8 per cento), Latina (da 1.781 a 1.864, +4,7 per cento) e Frosinone (da 1.253 a 1.299, +3,7 per cento).

Un dato che colpisce particolarmente riguarda il genere: le denunce tra le lavoratrici crescono del 10 per cento, da 8.770 a 9.645, un ritmo più sostenuto rispetto al +7 per cento registrato tra gli uomini, passati da 13.052 a 13.960. Anche l’analisi per fasce d’età restituisce elementi di preoccupazione: se tra i più giovani, i lavoratori tra 20 e 24 anni, le denunce salgono del 10,5 per cento, è tra i lavoratori più anziani che si osserva l’incremento più marcato, con un +20,5 per cento tra i 65 e i 69 anni.

Anche sul fronte degli infortuni mortali, l’età sembra pesare in modo significativo: il balzo più netto riguarda i lavoratori tra i 25 e i 29 anni, passati da zero a cinque morti, seguiti dalla fascia 40-44 anni (da 4 a 7) e dagli over 65, con un incremento da 1 a 3 decessi tra i 65 e i 69 anni. Sul piano dei settori produttivi, i comparti con il maggior numero di denunce restano logistica, sanità e assistenza sociale e costruzioni, mentre la crescita percentuale più marcata — oltre il 50 per cento — si registra nelle attività artistiche, sportive e di intrattenimento.

Per la Cgil, si tratta di un fenomeno che istituzioni e imprese non possono più permettersi di ignorare. “Contrariamente alla propaganda governativa l’incidenza degli infortuni è in aumento non solo in termini assoluti ma anche in relazione alla contrazione di ore lavorate”, sottolinea il sindacato, che richiama anche l’aumento della cassa integrazione nei primi sei mesi dell’anno. I dati elaborati si fermano al mese di giugno, ma la Cgil segnala come il caldo estremo delle settimane successive abbia probabilmente aggravato ulteriormente il quadro, causando malori anche letali tra i lavoratori. “Servono più controlli ma soprattutto una nuova organizzazione del lavoro che metta al centro la salute e la sicurezza delle persone”, conclude la nota del sindacato.

© StudioColosseo s.r.l. - studiocolosseo@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014