Da Roma a Tallinn. La scommessa di ignostiq per una AI al servizio dell’uomo

La startup co-fondata dal manager e ora imprenditore romano, Alessio Biancheri, è stata appena selezionata da Tehnopol, l'incubatore con base a Tallinn, capitale dell'Estonia e noto per essere l'incubatore tecnologico da cui sono nati Skype, Bolt e Wise

Un lungo viaggio che ha inizio a Roma e termine nell’Europa del Nord. Quella frugale sì, ma solo quando si tratta di tenere sotto controlli i conti pubblici. Quando invece c’è da investire, magari in tecnologia e innovazione, allora non si bada mica tanto a spese. In mezzo, tante esperienze umane e professionali che hanno permesso al romano Alessio Biancheri di creare un nuovo modo di immaginare e pensare l’Intelligenza Artificiale. Forse la più grande rivoluzione dell’era moderna, ma come tutte le grandi rivoluzioni, da maneggiare con cura, come peraltro suggerisce papa Leone nella sua ultima enciclica.

E dunque ecco ignostiq, la prima start up 100% AI che riscrive le funzioni human resources. Co-fondata nel 2026 dallo stesso Biancheri, 15 anni di carriera alle spalle ben distribuiti tra trasformazione HR e tecnologica presso imprese di primo livello quali Amplifon, Coesia e Fincantieri, ignostiq è stata appena selezionata da Tehnopol, l’incubatore con base a Tallinn, capitale dell’Estonia, e noto per essere l’incubatore tecnologico da cui sono nati Skype, Bolt e Wise. Insomma, uno degli ecosistemi tecnologici più importanti d’Europa e che vanta un programma che ammette appena 8 startup AI all’anno. E ignostiq è tra queste.

Quale il segreto? Tutto nasce dall’intuizione di Biancheri: una piattaforma che, attraverso l’AI, automatizza il 90-95% del lavoro operativo HR: costruire assessment, inviare reminder, scrivere report, dare risposte veloci ai dipendenti. Il 5-10% che resta è il lavoro vero: la decisione, il giudizio, la conversazione che cambia una carriera. È lì che l’AI, invece di sostituire la persona, mostra il ragionamento e costringe a scegliere. La chiamano frizione cognitiva mirata: automazione totale dove non conta, niente automazione dove invece il pensiero conta. Il manager diventa più veloce sui task ripetitivi e più presente quando la posta in gioco è alta.

Tutto a valle di un cambio di filosofia. La startup co-fondata da Biancheri è infatti la prima piattaforma AI europea genuinamente agnostica rispetto al modello: il modello AI sottostante è un componente intercambiabile, scelto passo dopo passo a seconda del compito, e
mai il prodotto stesso. È una scelta tecnica rara, quasi tutto il mercato è agganciato a un singolo modello, spesso americano, e una libertà strategica enorme: niente vincolo di un singolo fornitore, niente dipendenza di prezzo, dati che restano all’azienda. In soldoni, la sovranità AI di cui parla l’Europa da anni ignostiq prova a farla davvero.

Insomma, oggi ignostiq è uno dei pochi esempi italiani di transizione manageriale verso il deep-tech europeo, in un settore, l’AI applicata alle risorse umane, in cui l’Italia ha tradizionalmente un gap rispetto a Stati Uniti e Nord Europa. E illustra una scelta strategica raramente fatta dai fondatori italiani: costruire fin dall’inizio in un ecosistema tecnologico pan europeo piuttosto che cercare di emergere da quello domestico. Il software del futuro, d’altronde, non sarà fatto soltanto di Intelligenza Artificiale ma delle scelte di chi lo progetta. Ignostiq vuole essere tra chi quelle scelte le fa, e le fa in Europa.

 

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