Intervista a David Sermoneta: Nessun limite per gli orari

David Sermoneta, storico negoziante di p.zza di Spagna lancia un appello per la riapertura: massima libertà sugli orari e sulle vendite scontate.

David Sermoneta  ha il suo negozio di abbigliamento che si affaccia su piazza di Spagna ma, da due mesi e oltre non vede l’ombra di un turista.
Nella sua intervista a Il Tempo esprime tutte le sue perplessità e i suoi convincimenti sulla fine del lockdown. Preme per riaprire il prima possibile anche se sa benissimo che da subito i costi per tenere la saracinesca alzata saranno ben superiori alle entrate.
Un centro senza turisti significa zero clienti o quasi per lei, perché vuole comunque riaprire? «Siamo commercianti, viviamo di questo. Se seguissi in questo momento la pura logica commerciale dovrei aprire forse a settembre o ad ottobre quando ci sarà presumibilmente più gente in strada, ma se ragiono così non vado da nessuna parte. Piuttosto trovo assurdo il comportamento dell’Amministrazione comunale che in questo momento, invece di aiutarci, ci penalizza».
A cosa si riferisce? «Bè, all’ordinanza sugli orari ad esempio, come ultima perla. Bisogna lasciare ai negozianti la possibilità di stare aperti quanto vogliono in questo momento, non chiedere loro di chiudere ad un orario stabilito dopo che non hanno potuto lavorare per due mesi incassando zero e continuando ad avere tutti i costi, a cominciare dall’affitto dei negozi.
E poi le strisce blu, che sono tornate a pagamento, le pare un provvedimento che incentivi o aiuti il commercio? O ancora le ztl che non si sa se torneranno ad accendersi oppure no.
Si va avanti nell’incertezza assoluta e nel frattempo il commercio del centro sta morendo e non si capisce che se muore questo, a cascata muore anche quello nelle periferie».
I suoi dipendenti li ha messi in cassa integrazione? «No, li ho messi in ferie ma continuo a pagare loro gli stipendi perché io considero i miei cinque dipendenti una famiglia. È chiaro che questo per me ora significa sostenere un costo che avrei potuto scaricare sullo Stato. Allo Stato, invece, chiedo sostegni reali alle imprese, non soldi in prestito che devo poi restituire, sospensione delle tasse e degli affitti, non una posticipazione».
Come riaprirà il suo negozio? Guanti e mascherine per i clienti? «A parte che stiamo aspettando ancora le linee guida e speriamo che arrivino prima o poi, dopo di che i guanti proprio no se non saranno obbligatori, piuttosto gli igienizzanti. Sono contrario a far toccare con i guanti i capi di abbigliamento perché è impossibile capirne la consistenza, è come quando vedo gente con gli occhiali da sole che tenta di stabilire il colore di una giacca o di un pantalone».
Sconti e promozioni per tutti? «Per forza. Ho tutta la merce invenduta primaverile, che devo comunque pagare. Alla Regione abbiamo chiesto di liberalizzare le vendite promozionali piuttosto che i saldi in modo che possiamo riaprire già con gli sconti. Se le istituzioni ci ascoltassero di più potremmo ricavarci qualcosa da questa crisi. E al Campidoglio dico, giusto mandare i droni a controllare gli assembramenti nei parchi ma perché quei droni non li iniziamo a utilizzare anche per l’abusivismo, ad esempio?».
Cambierà lo shopping dopo il virus? «La gente credo tornerà nei negozi, il fascino di toccare un capo, di poterlo provare, il rapporto con il commerciante non li potrà sostituire internet così facilmente».
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