La critica dei ciclisti ‘duri e puri’ al bonus bici del Governo

Paolo Bellino, attivista delle due ruote, spiega a Radiocolonna perché si tratta di un’occasione mancata

Non si placano le polemiche sul bonus bici voluto dal Governo per incentivare la mobilità sostenibile. La vetta critica è stata toccata con il pasticcio accaduto il 3 novembre per il ‘click day’: il sito del Ministero dell’Ambiente è andato in tilt per la mole di richieste che il sistema informatico non è riuscito a elaborare. Più nello specifico, spiega il ministro Costa, ci sarebbero stati 50 click al secondo a fonte di una “resistenza” prevista per una decina, o al massimo una ventina. Quest’episodio va ad alimentare i colpi e le critiche ricevute dal governo – provenienti soprattutto dalle opposizioni – sulla ratio del bonus per bici e monopattini: con l’emergenza sanitaria e le imprese in ginocchio – è questa la sintesi della critica principale, non esente da una certa dose di benaltrismo – si pensa a incentivare la mobilità sostenibile, sinonimo di misura inutile e non in sincrono con il momento storico.

Ma il bonus bici del Governo Conte ha ricevuto anche del fuoco amico, in questo caso da quei ciclisti per i quali la bici è il proprio principale mezzo di trasporto. A spiegare a Radiocolonna le ragioni del malcontento dei ciclisti ‘duri e puri’ c’ha pensato Paolo Bellino, noto attivista romano delle due ruote.

“Per chi ha la bici come unico mezzo di trasporto non cambia nulla, visto che la bici già ce l’ha. Semmai è contrario perché tanti neofiti sfrutteranno il bonus per parcheggiare la bici in cantina o per rivenderla in primavera – spiega Bellino – il messaggio che è passato è ”fate prima a comprarvi la macchina”, visto che l’ecobonus per le quattro ruote è filato via liscio come l’olio, mentre per le bici non si è riusciti a mettere a punto un sistema analogo a quello impostato per le auto, dove i soldi li gestivano direttamente i concessionari”.

Cosa si sarebbe potuto fare, quindi, per trasformare un incentivo pubblico in una vera opportunità per la mobilità sostenibile?

“Si poteva fare tanto – conclude Bellino – ad esempio incentivi alla percorrenza e non solo all’acquisto, oppure maggior incisività sulle regole stradali. Gli stessi dpcm potevano mettere in chiaro che la circolazione in bici era autorizzata e favorita per le sue caratteristiche di isolamento, ma si è scelto lo strumento classico, e costruito malissimo, dell’incentivo all’acquisto, mentalità vecchio stile che non si traduce automaticamente in effettivo utilizzo e utilizzo in sicurezza. Ben che vada una grande quota degli acquirenti userà le bici come strumenti d’evasione nel tempo libero, al netto di quelli che le venderanno. Un inizio timido e poco informato sulle più recenti azioni sullo shifting modale che ci servono come l’acqua nel deserto”.

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