Lavoro: si teme per il futuro, assunzioni ‘’a tempo’’, non si trova manodopera

La maggior parte delle posizioni aperte sono nel chimico farmaceutico, rarissime nell'automotive. Il report di Unioncamere: ad agosto oltre 25mila nuovi contratti, il 60% è a termine

In estate le piccole e medie imprese del Lazio tornano ad assumere, ma temendo nuove chiusure in autunno puntano su rapporti precali. E quanto emerge da un confronto con rappresentanti dei lavoratori e associazioni di categoria sull’ultimo report di Unioncamere riportato da ‘Il Corriere della Sera’, che ha interpellato anche sindacati e imprenditori.

Il sistema informativo Excelsior ha rilevato 24.550 nuovi ingressi nel mese di agosto, stima destinata a salire fino a 123.350 ad ottobre, superando di 32.260 unità il dato del 2020, Si tratta soprattutto di contratti a termine (60%) offerti da società di servizi (84%) con meno di 50 dipendenti (61%) e diplomati (31%) e persone con nessun titolo di studio (38%). Una su quattro ha difficoltà a reperire la manodopera necessaria.

Cifre salutate con cauto ottimismo dal sindacato Cisl che parla di ripresa fisiologica , ma non strutturale. “A trarne vantaggio basse professionalità per brevi periodi – sottolinea il segretario regionale Enrico Coppotelli -. Nell’industria la maggior parte delle posizioni aperte sono nel chimico farmaceutico, rarissime nell’automotive. Il +8% nelle esportazioni  fa pensare che nuove opportunità verranno dalla ceramica di Civita Castellana e dall’ortofrutticolo dell’Agro-pontino, ma il vero exploit si avrà nelle infrastrutture dove grazie ai fondi europei si prevedono fino a 270 in più in cinque anni”.

A tante aspettative attorno all’edilizia non corrisponde per ora un’offerta adeguata di profili tecnici. “Le costruzioni non solo hanno recuperato i valori del 2019, ma li hanno perfino superati di almeno un 5% – afferma dalla Cna Roma Stefano Di Niola-. Nonostante ciò, non si riescono a trovare geometri, ingegneri, architetti e amministrativi”.

Non tutti i comparti però sono cosi entusiasti. Come il commercio capitolino, che nel 2020 ha perso 50mila subordinati e a giugno oltre il 75% delle 289.726 aziende terziarie non prevedeva integrazioni.

“Se ce ne sono state, probabilmente si tratta di impiegati e operai finiti in cassa integrazione e poi richiamati – presume il presidente Romolo Guasco -. Lo sblocco dei licenziamenti non consente al datore di prendere impegni a lunga scadenza”.

Chi invece concorda sugli oltre 5mila sottoposti indicati dalle camere di commercio per la ristorazione è Sergio Paolantoni, rappresentante degli esercenti locali, che tuttavia evidenzia la mancanza di altre 2omila figure.

“Dal lockdown oltre 15mila addetti a tempo indeterminato si sono licenziati per andare verso contesti più sicuri del nostro – afferma -. Il reddito di cittadinanza poi avrà anche aiutato gli indigenti, ma ha disincentivato la ricerca di un’occupazione. Molti chiedono di essere pagati in nero per non perderlo, promuovendo evasione ed elusione fiscale”.

Critico sugli effetti del provvedimento bandiera del Movimento cinque stelle anche il presidente di Federalberghi Lazio, Walter Pecoraro. “Trovare un cameriere oggi è impossibile: i potenziali candidati rinunciano per conservare il sussidio che arrotondano con qualche extra – confessa -. Negli hotel delle città d’arte viene impiegato il 10% dell’organico e con le prenotazioni che arrivano spesso appena 48 ore prima è un rischio chiamarne altro. Una stagione ottima la stanno avendo le località marittime di Sabaudia, Sperionga e Tarquinia con risultati positivi in termini occupazionali”.

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