Lazio: dopo politiche si apre la corsa alle regionali. Zingaretti e Astorre per il campo largo

L'unica alternativa per fermare l'urto del centrodestra, così come auspicato più volte dal governatore uscente che, neo eletto in Parlamento, si dimetterà aprendo la corsa per la Pisana

Chiusa la partita delle politiche, con la netta sconfitta del centrosinistra, si apre quella delle regionali del Lazio. Il campo largo sembra essere l’unica alternativa per fermare l’urto del centrodestra, così come auspicato più volte dal governatore uscente Nicola Zingaretti che, neo eletto in Parlamento, si dimetterà aprendo la corsa per la Pisana. “Il problema non era il campo largo. Ma non averlo avuto. Divisi si perde tutti. La destra entra a Palazzo Chigi e deve riflettere chi per 3 anni non ha fatto altro che picconare in maniera ossessiva e miope questa idea e in genere la cultura unitaria del Pd”, scrive su Facebook Zingaretti, sottolineando che ora il Pd deve organizzarsi “come ha indicato Letta”, a cominciare “dalle prossime amministrative e Regionali tornando a uno spirito aperto. Cerchiamo tutti l’unità, il confronto per costruire e vincere e non la frammentazione”. Gli fa eco il segretario del Pd Lazio, Bruno Astorre, che pubblica un post su Facebook dove somma i voti presi dalla lista Democratici e Progressisti (26,13 per cento) con quelli del M5s (17,74 per cento) e di Azione-Italia Viva (8,54 per cento): “Modello Lazio 49,41 per cento, centrodestra 44,90 per cento. Uniti si può vincere”.

In questa tornata elettorale, Fratelli d’Italia è risultato essere il primo partito anche nel Lazio, col centrodestra vincitore in tutti i collegi tranne in due alla Camera, che sono andati al centrosinistra. Se a Roma quella del centrodestra è una vittoria netta, nelle province del Lazio è addirittura schiacciante. In tutti i collegi della Camera che si trovano al di fuori della città metropolitana di Roma – come ad esempio a Latina – il centrodestra supera addirittura il 50 per cento dei consensi, con il partito di Giorgia Meloni quasi al 34 per cento e il Partito democratico al 14 per cento. Di fronte questo trionfo, l’esperienza del campo largo targato Pd e che tiene dentro M5s, Azione, Italia viva e liste civiche potrebbe essere l’unica “possibilità” in grado di competere con l’avanzata del centrodestra. Il leader di Azione Carlo Calenda, al momento non assicura la sua presenza in coalizione; mentre dal canto suo il leader del M5s Giuseppe Conte non chiude a un confronto con i vecchi alleati del Pd, però lo fa con Enrico Letta, “non è questione personale ma di prospettiva politica”, sostiene Conte sottolineando che “ogni situazione va valutata caso per caso e che noi poniamo una asticella molto alta. Non ci si candida alla guida di un fronte, ma questo avviene naturalmente in base alla forza politica, alla visione, alla lungimiranza di un progetto. Quindi posso dire che oggi il M5s è l’avamposto progressista e democratico in Italia”.

In ogni caso una nota di ottimismo per i progressisti potrebbe essere il fatto che la coalizione di centrosinistra, rispetto al risultato delle scorse comunali di Roma, è cresciuta di 5 punti: dal 27 al 31.5, con il Pd che dal 16.4 è salito al 21.7. Le strategie vanno ancora definite nei dettagli, ma si preannuncia una campagna elettorale frenetica e infuocata, con il Pd regionale, Zingaretti e la sua giunta sotto attacco, sia per il caso mascherine che per la vicenda di Albino Ruberti, ex capo di gabinetto del Comune di Roma e dello stesso governatore. Il Partito democratico proporrà alle forze del centrosinistra di saltare il passaggio delle primarie per la scelta di un candidato unitario alla presidenza della Regione Lazio. Lo stesso governatore di recente ha nuovamente sottolineato la necessità di una figura unitaria per la sua successione. Ci sarà da vedere quali valutazioni faranno gli alleati chiamati in queste settimane a trovare una sintesi sul programma con cui la coalizione si presenterà alle elezioni. Sfumata ormai l’ipotesi primarie, alle quali fin qui si erano candidati l’assessore alla sanità Alessio D’Amato (più defilato dopo la condanna della Corte dei Conti) e il vicepresidente Daniele Leodori, tra i nomi che circolano, con riserva non sciolta, ci sono anche quello di Enrico Gasbarra, già deputato, europarlamentare, vicesindaco di Roma e presidente della Provincia e dell’ex ministra Marianna Madia.

Sul fronte del centrodestra, invece, salvo clamorosi colpi di scena, sarà Fratelli d’Italia ad esprimere la candidatura, forte del risultato ottenuto alle politiche. “Per il Lazio chiederò al centrodestra di individuare subito, e subito vuol dire entro questa settimana o poco più, il candidato governatore per evitare rincorse che abbiamo visto alle elezioni comunali a Napoli e Milano, con candidati che non hanno avuto il tempo di dare il meglio di loro stessi, mettiamolo così”, ha detto il leader della Lega Matteo Salvini in conferenza stampa a Milano, aprendo pubblicamente il capitolo candidature. Il centrodestra è ancora in alto mare con i nomi, ma può ragionare con calma cavalcando l’onda della vittoria e sfruttando la crisi del centrosinistra per tornare al governo del Lazio dopo 10 anni di assenza. Oltre l’improbabile candidatura del capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida o della consigliera regionale Chiara Colosimo, entrambi destinati a ricoprire ruoli di rilievo nel prossimo governo, al momento tra i nomi che circolano ci sono quelli dei giornalisti Nicola Porro e Gennaro Sangiuliano e soprattutto quello del manager e presidente dell’Istituto del Credito Sportivo, Andrea Abodi. Chiusa la partita delle politiche si appresta ad iniziare quella per le regionali del Lazio, con una forbice di possibile voto ricadente tra gennaio e febbraio, prima comunque della scadenza naturale prevista a marzo 2023. (

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