Mafie: Roma pronta sugli immobili confiscati ma i primi fondi Pnrr hanno escluso il Lazio

Trentanove gli immobili individuati nella Capitale dall'Agenzia nazionale dei beni sequestrati

Trentanove gli immobili individuati a Roma dall’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati e che sono pronti a essere destinati a fini sociali o culturali. Per 36 di questi sono arrivati all’assessorato al Patrimonio di Roma manifestazioni di interesse da parte dei Municipi o dei dipartimenti. I tre rimasti fuori sono piccoli box di una decina di metri quadri, uno nel Municipio VIII e due nel Municipio XIV. A quanto emerge dal documento elaborato dall’assessorato, i presidenti dei Municipi non hanno perso tempo e hanno presentato le loro manifestazioni di interesse. La Regione Lazio a febbraio emetterà un nuovo bando da un milione di euro, rivolto tanto ai Comuni quanto alle associazioni, per favorire le ristrutturazioni e le conversioni; inoltre permette a chi propone progetti nell’ambito della legge “Dopo di noi”, rivolta all’accoglienza dei disabili, di accedere direttamente a risorse regionali. I fondi in campo, nonostante gli oltre 4 milioni di euro già destinati, non sono sufficienti. Basta pensare che nella Capitale ci sono ancora da prendere in esame 1.400 particelle catastali confiscate: una cinquantina di abitazioni indipendenti, 92 strutture ricettive, oltre 200 appartamenti e 340 tra box e garage, un collegio, 451 fabbricati industriali, una sessantina di terreni e una cinquantina di ville. L’allarme lo lancia il presidente dell’osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio, Giampiero Cioffredi.

Interpellato da “Agenzia Nova” Cioffredi spiega: “Alcune settimane fa è uscito un bando del Pnrr da 250 milioni, riservato solo alle otto regioni del sud e che ha escluso il centronord nonostante le mafie siano presenti in tutta Italia”, spiega presidente dell’osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio, Giampiero Cioffredi, interpellato da “Agenzia Nova”. “Nel centronord c’è il 26 per cento dei beni confiscati alle mafie, il 41 per cento dei Comuni che hanno beni confiscati. È incomprensibile che il governo mantenga questa riserva nell’accesso ai fondi”. Intanto l’Assemblea capitolina ha licenziato l’istituzione del Forum cittadino sul tema. E considearte le 1.400 particelle catastali che nei prossimi anni saranno vagliate dalla conferenza dei servizi dell’Anbsc “a Roma un modello di gestione come questo serve – aggiunge Cioffredi -. Inoltre, dal punto di vista simbolico e culturale la presenza di uno strumento come questo serve anche a scalfire l’idea dell’invicincibiltà delle mafie, significa ricostruire la memoria e creare forme di impegno sociale”.

I presidenti di Municipio, nel frattempo, per i beni che ricadono nei loro territori si sono mossi. Sono due gli immobili richiesti all’assessorato al Patrimonio dal Municipio I: si tratta di un negozio in via Belsiana e di un appartamento in via Manunzio. Il primo, sequestrato al criminale Ernesto Diotallevi, la presidente Lorenza Bonaccorsi, ha pensato di destinarlo ad attività sociali rivolte al reinserimento lavorativo e di affidarlo al terzo settore. Il secondo avrà, invece, una declinazione nell’housing sociale anche con progetti per la disabilità. Lo stesso ha pensato di fare la presidente del Municipio II, Francesca Del Bello, che ha richiesto la gestione di un appartamento in condominio in via del Pollaiolo: un cespite confiscato alle famiglie Cipriano e Chianese vicine al clan dei Casalesi. L’idea è quello di destinare il bene a progetti per il “Dopo di noi” o anche all’emergenza abitativa. Un’altra particella catastale dello stesso bene, sulla stessa strada, sarà invece gestito dal dipartimento Pari opportunità che realizzerà una casa rifugio per donne vittime di violenza. Tre gli immobili che invece sono stati richiesti dal presidente del Municipio III, Paolo Marchionne. Si tratta di tre particelle catastali di uno stesso bene in viadotto Gronchi: un appartamento e due garage, confiscati alla mafia cinese. Saranno destinate all’accoglienza abitativa temporanea. Sono due gli immobili richiesti invece dal Municipio V, entrambi negozi, uno in via dei Gelsi, l’altro in via dei Fiori. Entrambi sequestrati ad Antonio Calì, vicino al clan dei Casalesi: i due immobili il presidente Mauro Caliste ha immaginato di destinarli alla distribuzione di pacchi alimentari.

È nel Municipio VI delle Torri che c’è il numero più alto di beni richiesti, sono 9: un’abitazione indipendente più due terreni agricoli in Fosso San Giuliano; due appartamenti in condominio, uno in via Gonin e l’altro in via di Passo Lombardo; due ville ciascuna dotata di stalla e scuderia, entrambe in viale Prato Fiorito. Si tratta di beni tutti provenienti di una confisca a carico della cosca della ‘ndrangheta Alvaro. Obiettivo fissato dal presidente, Nicola Franco, è quello di realizzare spazi aggregativi sociali e culturali. Tre i beni richiesti dal Municipio VII in via Bobbio: un unico cespite composto da un appartamento e due garage. Qui il presidente, Francesco Laddaga, vuole realizzare dei progetti rivolti ai disabili nell’ambito del “Dopo di noi”. Sempre nello stesso territorio, ma in via San Remo, il dipartimento Pari opportunità ha manifestato interesse per un appartamento condominiale in cui realizzare una casa rifiugio per donne vittime di violenza. Due beni sono stati richiesti dal Municipio VIII: una villa con una depandance in via della Fotografia: il presidente Amedeo Ciaccheri vuole destinarlo a centro d’aggregazione giovanile. Si tratta dei beni confiscati al generale della Guardia di finanza, Emilio Spaziante, coinvolto nell’inchiesta sul Mose di Venezia, così come gran parte degli immobili per cui ha mostrato interesse il Municipio X: tre ville in via Pratella Balilla, una in via Neglia, due più una depandance in via Braies.

Il presidente, Mario Falconi, ha ragionato su centri di accoglienza per anziani affetti da Alzheimer, progetti sociali rivolti a minorenni e giovani a rischio di devianza sociale ma anche ad attività ricreative. Due gli immobili richiesti dal Municipio XI, sequestrati alla camorra: un appartamento in via Oderisi da Gubbio e un magazzino in via della Magliana. Il presidente, Gianluca Lanzi, vuole farci attività sociali e istituzionali. Nei due box di via del Casaletto, sequestrati all’imprenditore Gennaro Mokbel coinvolto nell’inchiesta per riciclaggio Sparkle-Telecom-Fastweb, il presidente del Municipio XII, Elio Tomassetti, ha progettato di farci attività sociali; mentre nel negozio di via Bellingeri, confiscato al clan dei Casalesi, il presidente del Municipio XIV, Marco Della Porta, sta pensando di realizzare un emporio solidale destinato alla spesa sociale per le persone in condizioni di svantaggio economico.

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