Marchionne lascia in anticipo: un’eredità difficile

L’improvvisa uscita del manager da FCA e dalla Ferrari. Un esempio di straordinaria imprenditorialità

 

L’ improvvisa uscita anticipata di Sergio Marchionne da tutte le società di cui era al vertice non è solo un evento traumatico per gli Agnelli, costretti a cercare in fretta un successore, ma anche per l’intero settore dell’auto e per il nostro Paese.

Il manager ‘’importet from Chieti’’ , come lo stigmatizza Mario Sechi in un azzeccatissimo ritratto nel libro ‘’Tutte le volte che ce l’abbiamo fatta’’, edito da Mondadori, non solo ha fatto risorgere una Fiat dalla stagione peggiore della sua storia, ma ha creato una multinazionale, coinvolgendo nel miracolo il grande marchio Usa della Chrysler e conquistandosi la riconoscenza dell’allora presidente Barack Obama. ‘’Thank you Sergio’’ gli ha ripetuto più volte.

Marchionne, un po’ amerikano lo è. Nato nel 1952 a Chieti, da ragazzo si trasferì per alcuni anni a Toronto con la famiglia, prima di stabilirsi in Svizzera.

Il rilancio di Chrysler , simbolo dell’industria americana, ha trovato – scrive Sechi – sangue e battito grazie a un cuore italiano che pompa i valori degli Stati Uniti. Marchionne illustrando poi il grande disegno d’integrazione fra Fiat e Chrysler ha evocato un’ambizione di globalizzazione che in Italia era fino ad allora considerata impossibile.

Marchionne – scrive ancora Sechi – è uno di quelli che ha capito tutto e si è tuffato in quel mare in tempesta con le fauci spalancate e lo sguardo lungo. Così già nel 2011 Fiat e Chrysler insieme vendettero oltre 4 milioni di veicoli, diventando il settimo gruppo automobilistico mondiale e portando la Ferrari a Wall Street e poi sul podio della Formula uno.

Ma Marchionne non è solo un manager intelligente e temerario. Ha sempre accompagnato le sue scelte e la sua azione con una visione filosofica e soprattutto politica.

‘’La Fiat – affermava nel concludere il suo intervento allo scorso Meeting di CL Rimini – quella che è uscita con le proprie forze da una situazione che nel 2004 sembrava a fondo cieco; la stessa che oggi sta cercando nuove strade per diventare uno dei più grandi costruttori di auto del mondo, ha fatto la propria scelta. Ha deciso di stare al passo con la realtà.’’

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