Metro: guasti e chiusure penalizzano studenti e mettono in difficoltà gli utenti

Due stazioni ferme, 150 impianti rotti tra ascensori e scale mobili, distanziamenti anti contagio spesso impossibili.

Chiuse le stazioni della metro
metro A chiuse

Una giungla di 150 impianti fuori uso tra guasti, sostituzioni, collaudi e disposizioni anti-Covid. Fermi, ascensori e scale mobili, non potranno essere utilizzati dai romani ora che la città si sta di nuovo riempiendo. Nell’inchiesta della ‘’La Repubblica’’ emerge uno straziante censimento della mancanza di servizi per gli utenti.

Sono sparsi un po’ ovunque sulle metro e lungo la Roma-Lido (dove potrebbero a breve chiudere 3 fermate), e a loro si aggiunge anche la chiusura di due stazioni della metro B per la sostituzione trentennale degli impianti; Policlinico, chiusa dal 29 novembre dello scorso anno, fermata fondamentale per gli studenti universitari della Sapienza, e Castro Pretorio, interdetta da ottobre 2020.

La fermata è fondamentale per gli studenti di tre scuole superiori: Plinio, Machiavelli e Da Vinci, i cui studenti avevano protestato a febbraio. È quasi certo, però, che alla riapertura degli istituti la stazione sarà ancora chiusa, nonostante Atac abbia dichiarato terminati i lavori il 12 luglio: Ustif, l’organo periferico del ministero dei Trasporti che si occupa dei collaudi, «ha trovato anomalie nella documentazione relativa alle scale mobili fornita da Atac», spiegano fonti del Mit (ora Mims), mentre «sugli ascensori non sono pervenute carte».

Conti alla mano, 54 impianti. (circa l’8% dei 658 totali) sono fermi per manutenzione, 48 lungo la metro A sono off-limits perché interessati dalla sostituzione trentennale degli impianti, meno di 20 (prima dell’estate erano 48) sono chiusi per disposizioni anti-contagio e meno di 30 sono da collaudare da Ustif.

Tuttavia, precisano da Atac, «il numero complessivo degli impianti fermi tra marzo e agosto di quest’anno è diminuito di oltre il 20% grazie a un importante lavoro di manutenzione».

Il giro delle stazioni. A Termini un’infiltrazione causata da un acquazzone ha bruciato un componente di una scala mobile: i tecnici attendono il pezzo di ricambio da 4 mesi. Deve arrivare dalla Cina. Ma sono diversi gli impianti fermi. O, meglio, «in manutenzione», come recitano i cartelli.

A Baldo degli Ubaldi, chiusa per 80 giorni tra il 2019 e il 2020 per la revisione ventennale di scale mobili e ascensori la pioggia ha provocato altri danni, facendo cadere l’intonaco. Per questo gli ascensori «lato Cornelia» sono «fuori servizio».

A Re di Roma si accede solo dalle scale o dall’ascensore al centro della piazza. E sulla banchina in direzione Anagnina un’altra infiltrazione impedisce di sedersi sull’ultima panca ad attendere il treno. Già: «Piove dal tetto».

Ma nel complesso sono gli ascensori ad avere più problemi. Quelli fuori uso si incontrano un po’ ovunque: da Subaugusta, a Furio Camillo, fino a Manzoni, Cipro, Ponte Mammolo, San Paolo, Pantano, Grotte Celoni, Colombo, Castel Fusano, Casal Bernocchi.

Per montascale e scale mobili non va molto meglio. L’incubo maggiore, ad oggi, è quello dell’affollamento. La paura del contagio. Mantenere il distanziamento è praticamente impossibile nell’ora di punta, anche se tutti indossano la mascherina. A dettare le distanze interpersonali, però, sono solo borse e zaini.

 

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