Montanari: ecco come recuperare la Tari dai morosi

L’assessore Montanari, in un’intervista al Tempo, annuncia la strategia dell’Ama per recuperare 100 milioni di euro

Foto tratta dal profilo Facebook

Alessio Buzzelli per Il Tempo

 

Dopo la pubblicazione della lista stilata dall’Ama contenente gli enti pubblici che negli anni hanno evaso la Tari, parla l’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari, in prima linea – insieme all’a.d. dell’Ama Lorenzo Bagnacani – in quella che la stessa assessore ha definito «un’operazione trasparenza e verità sulla Tari».

 

Assessore Montanari, ora che la ricognizione dei crediti che Ama vanta nei confronti della Pa è stata fatta, avete già approntato un piano operativo attraverso il quale recuperare questi crediti?

«Sì, certo. Bagnacani e l’Ama si sono già mossi in questo senso, prendendo contatti con molti degli enti presenti nell’elenco, enti che a loro volta ci risulta si siano già attivati per verificare la propria situazione debitoria. Sappiamo, ad esempio, che molti di loro hanno avuto problemi con il pagamento della Tari perché ancora in attesa di ricevere i trasferimenti destinati dallo Stato. Ama comunque ha già messo in campo un piano di rientro».

 

Sapete anche quale sia la tempistica necessaria far funzionare a pieno regime questo piano di rientro?

«Ama ha annunciato che fra un mese ci darà un quadro più preciso di quanti hanno pagato e di quanti invece hanno pianificato di farlo nel futuro prossimo, anche attraverso una rateizzazione degli arretrati, in modo da poter fare un punto su come stanno procedendo i pagamenti. Direi comunque che per adesso abbiamo avuto buoni riscontri da parte degli enti interessati».

 

Quando e come vi siete accorti del problema? Insomma, il buco apertosi nelle casse dell’Ama è bello grosso, si parla di circa 100 milioni…

«È stato quando abbiamo chiesto di fare un’indagine nell’ambito del piano di efficentamento dell’azienda da noi concepito, perseguendone i tre obiettivi fondamentali: il primo è quello di efficientare l’Ama con i distaccamenti dell’azienda nei vari Municipi, rendendola più capace di rispondere alle esigenze dei territori; il secondo è l’ottimizzazione della raccolta e nei sistemi di gestione dei rifiuti; il terzo è l’ottimizzazione dal punto di vista economico-finanziario dell’azienda. Proprio lavorando su quest’ultimo obiettivo agli inizi di maggio è immediatamente emerso il problema della Tari non pagata. E altrettanto immediatamente ci siamo resi conto della complessità della situazione, ragion per cui ci siamo subito mossi per risolverla. E pensate che nell’elenco non sono stati conteggiati i debiti inferiori ai 50mila euro…».

 

In alcuni dei casi presentì nella lista si trovano situazioni debitorie risalenti anche a tre anni fa. Come è possibile che prima di maggio scorso nessuno si sia accorto della gravita del problema?

«Questo sinceramente non lo so. Io posso solo dire che da quando sono arrivata, e cioè sei mesi fa, ho subito iniziato il lavoro di ottimizzazione degli aspetti economici e finanziari dell’azienda assieme all’a.d. Bagnacani, lavoro che come ho detto ci ha poi permesso di scoprire quello che abbiamo scoperto. A noi non risulta che qualcuno abbia fatto prima di noi un lavoro del genere. È ovvio però che quando ci si trova ad amministrare una città complessa come Roma e un’azienda come l’Ama c’è bisogno di tempo per capire quale siano i problemi. È un lungo lavoro di pianificazione che però sta iniziando a dare i suoi frutti».

 

Per esempio quali?

«Per intanto abbiamo ridotto la Tari dell’l,9%. Però se vogliamo mantenere la tariffa a questi livelli e se, soprattutto, vogliamo arrivare alla tariffazione puntuale – cioè quando il cittadino paga per quello che produce – dobbiamo portare avanti questo lavoro di pianificazione anche per quanto riguardo la ricerca delle risorse economiche».

 

Alcuni degli enti presenti nella lista, come ad esempio la Camera dei Deputati, sostengono che il mancato pagamento della Tari sia dovuto a vizi di forma o problemi burocratici nell’invio delle fatture. Quante sono le situazioni di questo tipo?

«Ci sono certamente delle situazioni che hanno, diciamo così, una loro giustificazione e noi abbiamo tutta la disponibilità a capire dove sia il problema e a verificare situazioni di questo tipo – anche se nel caso da voi citato non c’è stato alcun errore da parte nostra. Va però detto che la maggior parte dei casi da noi trovati si riferisce a evasioni avvenute nel passato e poi protrattesi nel tempo che vanno ben al di là di eventuali vizi di forma».

 

Qualcuno dall’opposizione ha sostenuto che quello della Tari sia un problema vecchio, qualcun altro che il Campidoglio dovrebbe puntare invece sul recupero dell’evasione delle utenze commerciali piuttosto che su quelle della Pa. Come risponde a queste critiche?

«Ci stiamo muovendo anche sul fronte delle utenze commerciali, analizzando dettagliatamente il problema per aree geografiche. Grazie alla raccolta porta a porta, ad esempio, siamo già riusciti a individuare situazioni critiche proprio relativamente alle utenze non domestiche. Stiamo anche studiando le strade più commerciali di Roma per intercettare i rifiuti prodotti dalle attività, anche in ottica decoro. In questo caso siamo stati molto rapidi a partire, ma ci vuole comunque tempo».

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