Nuovo capitolo nella controversia tra DJI e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Il produttore cinese di droni ha accolto con favore la decisione di una corte d’appello americana di riesaminare il caso relativo alla sua inclusione nell’elenco delle presunte “aziende militari cinesi”.
DJI era stata inserita nella lista del Dipartimento della Difesa nell’ottobre 2022. Due anni più tardi l’azienda aveva avviato un’azione legale contro il Pentagono, contestando la designazione e sostenendo di essere una società civile e non militare. Nel 2025 un tribunale di grado inferiore aveva dato ragione al Dipartimento della Difesa, portando DJI a presentare ricorso.
Ora la Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Circuito del Distretto di Columbia ha stabilito che il precedente giudizio dovrà essere riesaminato. Secondo la decisione, il tribunale di grado inferiore avrebbe commesso un errore nel basarsi esclusivamente sulla documentazione non classificata per concludere che DJI contribuisse alla base industriale della difesa cinese. Il fascicolo torna quindi al primo grado per ulteriori valutazioni.
L’azienda di Shenzhen considera la decisione un risultato importante e afferma di aspettarsi di poter “ristabilire la verità dei fatti con il proseguire del procedimento”. DJI ribadisce inoltre di non essere un’azienda militare e di avere condannato l’impiego dei propri prodotti nei combattimenti, sostenendo di aver adottato misure per contrastarne l’utilizzo in scenari bellici.
La vicenda assume particolare rilevanza anche per il peso di DJI nel mercato americano. Il gruppo cinese è infatti uno dei maggiori produttori mondiali di droni e i suoi apparecchi rappresentano oltre la metà del mercato statunitense dei droni commerciali. Una tecnologia utilizzata in numerosi settori civili, dalle riprese audiovisive all’agricoltura, passando per ispezioni, infrastrutture e sicurezza.
Secondo DJI, nel solo 2023 le sue tecnologie avrebbero generato un contributo di circa 515 milioni di dollari al comparto agricolo statunitense. L’azienda sostiene inoltre che l’inserimento nella lista del Pentagono sia avvenuto senza prove sufficienti, provocando danni reputazionali e commerciali.
Il nuovo passaggio giudiziario non cancella dunque la designazione, ma riapre il confronto sulla sua fondatezza. Una vicenda che va oltre il singolo produttore e si inserisce nella più ampia competizione tecnologica e commerciale tra Stati Uniti e Cina, nella quale i droni sono diventati uno dei settori più sensibili e strategici.