Partecipate: manager Ama e Atac, pronti a lasciare, anche per i vigili un nuovo capo 

Dopo il ballottaggio in vista  nuova governance per i rifiuti e trasporti. I vertici già preparano l'uscita di scena. 

II vento sta cambiando e dall’Atac all’Ama, ballano le poltrone dei manager nominati da Virginia Raggi. “Non ci sono uomini per tutte le stagioni”, ha confidato Stefano Zaghis a chi l’ha sentito in queste settimane. Il dirigente milanese, scelto dalla grillina per guidare la municipalizzata dei rifiuti sbalestrata da mille scandali, ha ancora un anno di contratto come amministratore unico, scadenza: ottobre 2022. In teoria.

Ma da cultore di Giovannino Guareschi, sa “vedere l’oggi con l’occhio di domani” e non ignora che il mandato al piano nobile di via Calderon de la Barca potrebbe accorciarsi di colpo. Lo scrive ‘Il Messaggero’ in un articolo “retroscena”, sui vertici delle maggiori partecipate dopo il cambio di guardia al Campidoglio.

Roberto Guaifieri, sul punto, è stato chiaro. L’ha scritto perfino nel programma elettorale, alla voce rifiuti : “Per Ama nomineremo un nuovo management“. L’orientamento è talmente marcato che nel Pd, qualche giorno fa, quando la Lega diffondeva la notizia (poi rivelatasi una clamorosa bufala) che Zaghis si era auto-nominato direttore generale, la replica dei dem non lasciava margini d’interpretazione: “Tanto lo mandiamo via”. Che fosse semplicemente “au” o col doppio incarico fake.

Per le partecipate comunali tira aria di spoils system. Del resto l’esperienza insegna che per un manager esterno è dura sopravvivere col Campidoglio avverso. Basta vedere cosa è accaduto con l’avvento di Raggi a Palazzo Senatorio, nel 2016; tempo un paio di mesi e lasciarono gli incarichi sia il vertice di Ama, Daniele Fortini, nominato dal Pd, sia Marco Rettighieri, il dg dell’Atac vicino ai dem e scelto solo 6 mesi prima dal commissario Tronca.

Ecco allora il realismo di Zaghis, consapevole dal giorno uno che “questo incarico avrebbe avuto un inizio e una fine”. Anche Giovanni Mottura, l’amministratore unico dell’Atac, in carica dall’estate 2020, è uomo di mondo. Con Gualtieri si è sentito dopo il rogo dei bus a Tor Sapienza. Si augura di restare al timone di via Prenestìna, resta concentrato sul piano industriale. Ma da commercialista scafato, sa che non potrebbe restare se il nuovo sindaco, che sia l’ex ministro dell’Economia o lo sfidante del centrodestra Enrico Michetti, gli chiedesse di farsi da parte.

Il ragionamento è questo: spero di continuare, ma se non ci fossero lecondizioni, un accordo si trova, e per l’Atac, il Pd ha le idee chiare; serve discontinuità. Anche senza dimissioni, si può silurare l’amministratore unico tramite l’assemblea dei soci.

Più complicata ta situazione del direttore generale di Atac , Franco Giampaoletti. Ha ancora 2 anni e mezzo di contratto. Soprattutto, il dg ha un inquadramento diverso, da lavoro subordinato, una rimozione tout court è ostica.

I dem già pensano a un’exit strategy il trasloco di Giampaoletti a un altro ufficio, Sui manager di segno stellato. Michetti non si sbilancia troppo; “Non abbiamo pregiudizi, il lavoro svolto”. Ma nella sua coalizione hanno le idee chiare: “Saremo coerenti con le nostre denunce di questi anni su Ama e Atac”, dice il capogruppo di Fdl (rieletto) Andrea De Priamo.

È in bilico anche il comandante deivigili. Ugo Angeloni, dirigente della Polizia, chiamato dalla sindaca uscente a inizio anno. Anche lui ha oltre due anni di mandato. Ma è un incarico fiduciario: Raggi appena insediata congedò l’ex comandante Clemente in 24 ore. Michetti vorrebbe un comandante interno, come piace ai sindacati. Il nuovo capo, ha scritto nel programma, “va designato tra le alte professionalità del Corpo e non più importato dall’esterno”.

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