Patrimoniale/Covid: i ricchi al capezzale dell’economia

Si è affacciata l’ipotesi di una tassa sui patrimoni. E in Italia si grida allo scandalo. Eppure, è innegabile, che un freno alla crescita delle disuguaglianze sia inevitabile. Intanto l'ipotesi avanza anche nel Regno Unito

Anche nel Regno Unito avanza l’ipotesi di una patrimoniale per coprire i costi economici della crisi economica provocata dalla pandemia di Covid. Ieri il Guardian ha pubblicato, nell’edizione online, un articolo che riporta l’opinione di un gruppo di importanti economisti riuniti dalla London School of Economics e dalla Warwick University, secondo cui “prendere di mira i più ricchi della società sarebbe il modo più equo ed efficiente per aumentare tasse in risposta alla pandemia”.

In  Italia, l’idea di un’ imposta sui patrimoni oltre i 500mila euro di Nicola Fratoianni di LeU e sottoscritta dalla sinistra dem ha destato forti perplessità nel Pd e ha fatto a infuriare la destra. Subito apostrofata come la “patrimoniale” che colpisce i ricchi, potrebbe essere un emendamento alla manovra di bilancio, anche se sembra già scontato che verrà respinta.

Sarebbe una imposta ordinaria sostitutiva sui grandi patrimoni a partire da una base imponibile di 500 mila euro. In particolare si propone di partire da 500 mila euro con aliquota allo 0,2%, salendo dello 0,5% sopra il milione, fino ad arrivare al 2 per cento per i patrimoni sopra i 50 milioni. Per contro la norma dovrebbe prevedere la cancellazione dell’Imu sulle seconde case. Si calcola che il ‘’mini-contributo’’ dei super ricchi potrebbe portare alle casse dello Stato almeno una decina di miliardi. E ciò vorrebbe dire 800 euro al mese per un milione di famiglie (se avessero questa destinazione).

Di fatto chi possiede beni fra 500mila euro fino a un milione, fra case, investimenti finanziari e depositi bancari, dovrebbe pagare dai 1000 ai 2000 euro. Una cifra che non può far gridare allo scandalo se viene utilizzata per aiutare chi è rimasto senza redditi a causa della Pandemia. Nemmeno se versa un milione di euro chi possiede 50 milioni.

Del resto non si può fare a meno di interrogarsi su quali misure dovranno essere prese per far fronte ai danni all’economia provocati dalla pandemia e dal lockdown.

Anche se una manovra di 10 miliardi recuperati dai super ricchi sarebbe ben poco rispetto alle centinaia di miliardi di danni provocati dal blocco delle attività economiche. Tanto più che il ricorso esclusivo ai ricchissimi alimenta dei dubbi sul piano giuridico e culturale riguardo la Costituzione che prevede che tutti i cittadini, e non solo una parte, siano chiamati a far fronte a una tassazione. Inoltre il provvedimento potrebbe anche spingere a disinvestimenti, trasformando in un danno economico, il presunto contributo straordinario.

Le perplessità per una misura, grande o piccola che sia, considerata persino a livello di ‘’rapina’’, non mancano. Dovrebbero però svanire totalmente di fronte all’evidenza  del percorso di una società dove crescono le disuguaglianze e aumentano a dismisura i poveri.

E prima di trovarci davanti a una situazione drammatica e magari persino dirompente sul piano sociale, è meglio qualche sacrificio e passo indietro di chi è rimasto benestanti.

Tanto più se a chiederlo è uno Stato, che ha finora lasciato spazio a un’ evasione fiscale stratosferica, spesso alla radice dell’accumulo di tanti patrimoni e a mancati introiti da parte delle casse statali.

 

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