Pensioni, i dipendenti di Roma Capitale rischiano grosso – PODCAST

Sono necessari più di 50 milioni per evitare che l'Istituto di Previdenza e assistenza dei dipendenti comunali salti. A dieci anni dal primo commissariamento finiscono nel mirino della procura i finanziamenti “facili” rilasciati ai lavoratori e ai soci convenzionati. Chi sono? AMA, Comune di Fiumicino, Aequa Roma, Biblioteche di Roma, Zètema, Teatro di Roma, Fondazione Bioparco, Aziende Speciali Palaexpo.

La questione delle pensioni dei dipendenti di Roma Capitale potrebbe ben presto aprire il vaso di pandora della previdenza dei lavoratori pubblici di enti locali e municipalizzate. Al momento a rischio ci sono gli assegni integrativi di ventitremila lavoratori che contavano sull’Istituto di Previdenza e Assistenza per i dipendenti di Roma Capitale (IPA). L’ente naviga infatti in acque tempestose. Ma non è  la sola realtà ad essere in difficoltà come testimonia il fatto che, secondo il Condiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps, l’istituto chiuderà il 2021 in negativo per 15,46 milirdi. Con un disavanzo patrimoniale da 905 milioni. Colpa delle prestazioni legate alla pandemia, ma anche di alcuni nodi mai risolti come il passaggio dell’Inpdap all’Inps e la situazione contributiva, poco chiara, di enti locali e  municipalizzate. Per non parlare di alcune casse privatizzate in difficoltà come quella dei giornalisti che verrà in parte riassorbita dall’Inps. Con tanto di conto a carico di tutti i cittadini. 

Ma andiamo per gradi. Il caso romano dell’Ipa è noto dal 2012, quando l’ente venne commissariato per la prima volta dall’allora sindaco Gianni Alemanno. Da allora sono passati dieci anni, sono cambiati dirigenti, manager, commissari. Sono state effettuate indagini, ma la situazione è solo che peggiorata. Lo sapeva bene l’ex sindaco Virginia Raggi cui il collegio dei revisori dell’ente aveva spiegato ad aprile 2021 che “fermo restando le criticità più volte segnalate al commissario straordinario sia all’onorevole sindaca di Roma capitale, permangono, infatti, gravi carenze amministrative, organizzative, di controllo, di indirizzo che ledono significativamente l’interesse pubblicistico dell’istituto e minano la continuità aziendale”. Il riferimento è soprattutto alle spese del personale che viene impiegato con onerosi contratti di lavoro interinale. Non a caso alcune settimane fa l’ex commissario dell’istituto, Fabio Serini, ha presentato degli esposti in procura evidenziando che lo stato di insolvenza è altamente probabile”. Con tutte le conseguenze del caso per le pensioni che l’Ipa dovrebbe garantire.

Una brutta grana per il sindaco Roberto Gualtieri cui è stata richiesta una ricapitalizzazione da 51 milioni per sistemare i conti dell’ente. Intanto per vederci chiaro il nuovo inquilino del Campidoglio ha nominato un nuovo commissario, Fabio Borgognoni, il quarto degli ultimi nove anni. Mentre, in seguito agli esposti, la Procura indag su viaggi e bonus ai dirigenti, oltre che sui finanziamenti facili concessi a dipendenti e soci aggregati. Da statuto, infatti, l’Ipa svolge attività di “carattere previdenziale, assistenziale e creditizia nei confronti degli iscritti in servizio (dipendenti di Roma Capitale), degli iscritti convenzionati (dipendenti di Enti come AMA, Comune di Fiumicino, Aequa Roma, Biblioteche di Roma, Zètema, Teatro di Roma, Fondazione Bioparco, Aziende Speciali Palaexpo), degli iscritti collocati a riposo nonché dei relativi familiari a carico” comesi legge sul sito. Una vicenda dolorosa da cui non solo emergeranno le responsabilità di chi materialmente ha elargito prestiti a buon mercato e senza le adeguate garanzie, ma anche di chi negli anni non ha controllato e della politica che ha nominato i manager. Il conto defintivo è ancora tutto da stabilire, ma è certo che sarà principalmente a carico dei romani e forse anche dei lavoratori. Rispetto al passato, la coperta è corta. Il debito pubblico in crescita ed è possibile che la pezza a colori non basti più, ma sia necessario chiedere un sacrificio ai lavoratori. Propio loro che nulla hanno a che vedere con la cattiva gestione decennale dell’ente.

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