Politica e social: la campagna elettorale diventa digitale

Cambiano i linguaggi, i tempi e i modi di fare politica. Nascono nuovi schemi e ci si rivolge a un nuovo pubblico. Queste sono solo alcune delle novità introdotte dalla prima campagna elettorale in prevalenza social nella storia della nostra Repubblica.

Dai manifesti elettorali agli spot radio; dalle tribune politiche dei canali della tv pubblica e privata, ai confronti in tempo reale sui social. Mai come in anni recenti il linguaggio politico è cambiato, ha modificato i suoi schemi, lì ha aggiornati, adattandoli alle nuove tecnologie. Cambia il campo di battaglia, ma ciò che non subisce variazioni è il cosiddetto ‘’politichese’’, ossia il linguaggio dei politici e della politica, spesso autoreferente e poco comprensibile dai cittadini.    

Dai salotti tv, che mobilitavano i politici nelle precedenti tornate elettorali nazionali, si è passati oggi al teatro dei social. Un “non luogo” virtuale all’interno del quale la politica si è da tempo riversata, con i suoi pro e i suoi contro. Si sperimentano nuovi linguaggi, nuovi modi di fare campagna elettorale. Questa può essere definita la prima campagna elettorale che si disputa soprattutto sui social, che consentono sul web un dibattito in tempo reale con l’elettorato. Un aspetto non di poco conto che i politici ricercano e studiano con i loro esperti della comunicazione, cercando di mettere in cascina quanti più consensi possibili. 

Tuttavia il duello elettorale online che vede i vari schieramenti districarsi in un mondo nuovo, non è privo di insidie. In esse è incorsa anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, la quale dopo un inizio in sordina, è uscita allo scoperto scatenando talvolta il dibattito pubblico a suo sfavore. Famosi sono gli scivoloni su tematiche cardine della destra fra le quali la pubblicazione del video che ritraeva una donna violentata in pieno centro a Piacenza. Neanche il tempo di postare il contenuto online, che i commenti negativi hanno immediatamente travolto la sua pagina personale, e quella del suo partito. 

Silvio Berlusconi ha scelto di fornire al suo pubblico social una pillola al giorno, riprendendo un vecchio detto popolare, secondo il quale una mela al giorno toglie il medico di torno. Il leader di Forza Italia ha preso in prestito questo detto e lo ha reso il punto cardine della sua propaganda elettorale con lo slogan: “Una pillola di Forza Italia al giorno, toglie la sinistra di torno”. 

L’ex Presidente del Consiglio non è stato però il solo a fare uso di slogan, noto è infatti l’hashtag #credo di Matteo Salvini. Una parola semplice, da usare in ogni messaggio veicolato sui social, ma molto criticata da organi di stampa vicini al Vaticano come il quotidiano Avvenire, in quanto, in quanto troppo vicina a temi che non riguardano la politica e che, in un paese come l’Italia, rischiano di fuorviare l’elettorato.

Se Salvini tenta la strada del #credo, Letta è molto più categorico con #scegli. Il leader del PD e di questo nuovo centrosinistra “litigarello” ha infatti iniziato la sua campagna elettorale sui social mettendo in confronto i temi che occupano l’agenda del dibattito pubblico, mostrandosi sempre dalla parte del giusto, anche se il giusto in politica è un termine molto delicato, che viene rimandato alle varie posizioni di destra, centriste o di sinistra assunte dall’elettorato. 

Il vero “one man show” di questo principio di campagna per le prossime elezioni è sicuramente Carlo Calenda. Il leader di Azione, dopo lo straordinario successo di consensi nelle scorse elezioni comunali nella Capitale, è entrato con forza nel nuovo scacchiere politico, senza mai troppo seguire gli schemi delle alleanze. Non è infatti un caso che il politico romano sia passato da uno schieramento all’altro senza troppi fronzoli, mantenendo sui social un atteggiamento di polemica aperta nei confronti dei programmi degli schieramenti avversari, specie se coinvolti nella caduta del governo Draghi. Accanto a questo doppiopesismo, il nuovo volto del Terzo Polo su Instagram ha spesso mostrato la sua sfera più intima: video tutorial a cura di sua moglie per un corretto uso della lavatrice, gite al mare, momenti di relax sul divano di casa in compagnia della famiglia. Momenti distensivi che hanno spostato l’attenzione del pubblico verso la sfera emotiva. 

Altro grande vantaggio dei social riguarda la maggiore possibilità di visibilità e partecipazione al dibattito anche per i partiti minoritari, i quali non avrebbero avuto spazio nei salotti televisivi. Marco Cappato, esponente dei Radicali Italiani, tramite i social ha fatto partire una petizione online per la raccolta delle famose 36 mila firme necessarie per la presentazione delle liste e dei simboli, anche se poi gli sforzi sono risultati vani per l’esclusione della sua lista da parte degli uffici elettorali della Cassazione.  

Un risvolto dell’attuale legge elettorale, il Rosatellum, che tanto fa discutere e che ha scatenato anche una lotta all’interno degli stessi partiti per la candidatura di deputati in seggi dell’uninominale o proporzionale. Un caso è quello di Monica Cirinnà, candidata dal PD nel seggio uninominale Roma4, ovvero un seggio a elezione diretta con la maggioranza dei voti nella scheda elettorale. La Senatrice Cirinnà ha prima ritirato la sua candidatura con un messaggio di polemica sui social, salvo poi fare marcia dietro e dare atto del suo ripensamento sempre mediante Twitter, scatenando un vero e proprio caso mediatico che l’ha costretta a bloccare i commenti degli utenti del social che l’attaccavano per questo suo voltafaccia, salvo poi fare un passo indietro accettando la candidatura proposta. Del resto gli scontri tra i politici aumentano con la possibilità del botta e risposta immediato insieme alla possibilità di inserimento, nel dibattito, di una larga fetta dell’elettorato. 

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