Povertà: 80 morti l’anno senza famiglia, gli “invisibili” della Capitale

Ecco il protocollo seguito da Ama e Roma capitale

Le sepolture nel quadrante degli inconsunti nel cimitero Flaminio a Roma

Sono circa 80 le persone che muoiono ogni anno a Roma in stato di totale povertà; che non hanno parenti, o che li hanno ma non possono permettersi di sostenere le spese per la sepoltura. Si tratta di poveri morti, o meglio, morti poveri, dei quali si occupa la comunità capitolina attraverso il servizio cimiteriale di Ama. Tra loro, ogni anno, ce ne sono almeno una decina che non hanno neanche il nome; sono persone non identificate o identificate dopo una serie di indagini: i cosiddetti invisibili. Per loro, la prassi dettata dalla burocrazia, prima della pace eterna in un cimitero, è più complessa. Infatti, quando viene recuperato un corpo di cui non si conosce il nome, talvolta anche ripescato dal fiume Tevere in condizioni di avanzato stato di decomposizione, le forze dell’ordine ne dispongono la conservazione in uno dei tre obitori attrezzati della Capitale all’ospedale di Tor Vergata, del Verano e dell’Umberto I.

Per un massimo di sei mesi le salme restano conservate in attesa che qualcuno le reclami, ma anche per svolgere le indagini con cui si tenta di dar loro un nome. Si procede, quindi, mostrando il defunto a ipotetici parenti, oppure attraverso l’assunzione delle impronte digitali fatta dalle forze dell’ordine per il riscontro nella banca dati Afis e nel Sistema d’indagine Sdi, qualora tali accertamenti non siano stati effettuati precedentemente. Inoltre, nell’obitorio vengono prelevati e conservati, per almeno dieci anni, dei campioni biologici della persona deceduta. Trascorsi i sei mesi e dopo gli adempimenti, la salma, attraverso una procedura di beneficenza, viene affidata all’Ama e successivamente inumata in una apposita area del cimitero Flaminio nota come quadrante degli inconsunti. Nello stesso quadrante vengono inumate tutte le persone identificate, ma decedute senza che nessuno ne abbia rivendicato il corpo, oppure, di cui della sepoltura si è fatta carico Ama.

“Per gli indigenti – fa sapere l’azienda capitolina – esiste un protocollo dal 2005 che è parte integrante del contratto di servizio tra Ama e Roma Capitale. Ama si fa carico delle spese per le pratiche burocratiche e per la sepoltura. I casi di morti indigenti sono segnalati dalla Caritas e dalla Comunità di Sant’Egidio”. E infatti i “morti poveri” fanno parte di quel sottobosco della società composto, nella quasi totalità da senza dimora, assistite in vita dalle associazioni di volontariato. Molte vengono identificate proprio grazie a chi aveva dato loro un pasto o una coperta per ripararsi dal freddo dell’inverno. “Fino a qualche anno fa”, quindi prima che il Campidoglio se ne facesse carico attraverso Ama “per pagare i funerali organizzavamo delle collette” dice Carlo Santoro della Comunità di Sant’Egidio. “Noi tentiamo di occuparci anche dell’aspetto religioso. Ama ovviamente non si occupa di eventuali passaggi in chiesa. Noi cerchiamo di rispondere anche all’esigenza religiosa, di qualsiasi credo. Per i cristiani ce ne occupiamo noi, nel caso in cui il defunto fosse di un credo diverso, greco ortodosso o islamico, ci rivolgiamo a quelle comunità”.

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