Primo maggio: lavoro povero, un giovane su 8 non arriva a fine mese

Ricerca Acli per la festa del lavoro. A Roma i ‘working poor’ più presenti nelle zone est della Capitale. Il 12% di chi ha meno di 34 anni non guadagna a sufficienza per vivere

concerto 1° maggio

I giovani, ma anche quelli non lo sono più tanto, rischiano di esseri poveri anche se lavorano. “La fascia 30-34 anni vede quasi 1 lavoratore su 8 (11,9%) assolutamente povero (inferiore o uguale a 9000 euro di reddito complessivo all’anno, soglia stimata secondo parametri Istat in base alle differenti appartenenze geografiche) nonostante lavori, e un altro 17,6% con un reddito comunque da lavoratore povero”- Sono questi i risultati di una prima analisi di una ricerca inedita realizzata dall’Area Lavoro ACLI in collaborazione con l’IREF, l’istituto di ricerca delle ACLI, su circa 1 milione di dichiarazione dei redditi del 2020 presentate al CAF ACLI. Risultati impressionanti per il Primo Maggio, con punte di ‘povertà lavorativa’ nelle grandi città, tra cui Roma.

Poveri che lavorano anche tra tanti quarantenni 

“Se si guarda ai 35-39enni, alla soglia dei quarant’anni, la situazione non cambia di molto: il 26,3%, oltre 1 su 4, sono lavoratrici o lavoratori poveri (il 10,5% poveri assoluti più il 15,8% di poveri): un miglioramento di soli 3 punti percentuali che sembra dire che per molti di loro il tempo e l’esperienza non li farà uscire dalla povertà, che nella povertà si resta parcheggiati, che la carriera resta piatta”.  Dunque, un Primo Maggio amaro. A Roma i a quartieri dove il disagio lavorativo è maggiore solo quelli ad est, soprattutto Torre Maura, Torre Angela e la zona della Casilina.

Anche se si lavora si può essere poveri 

“Anche se il 2020 è stato un anno molto particolare questa prima analisi ci dice che il lavoro dipendente più stabile e continuativo, potremmo dire di chi sta meno peggio, soprattutto tra i trentenni (30-39) fatica ad ‘assicurare quell’esistenza libera e dignitosa’ che la Costituzione imporrebbe ad ogni lavoro” dichiara il Vicepresidente nazionale delle ACLI, Stefano Tassinari. 

Ricchezza concentrata in poche mani 

Sarà un debate un Primo Maggio di ripartenza anche per il lavoro dei giovani? “Serve aprire una riflessione sulla ricchezza e sul prevalere di un suo uso avido, speculativo, spesso elusivo e poco trasparente, e sul suo accentrarsi in poche mani. – ha aggiunto Tassinari –  Serve mettere in campo un’economia che cerchi la produttività non al massimo ribasso dei costi del lavoro e dei fornitori ma, come fanno alcune realtà di eccellenza, nel lavoro di qualità, nella crescita professionale e individuale delle persone che lavorano, nella partecipazione e nella collaborazione con loro, nel fare rete tra aziende e comunità, nella collaborazione vera con i paesi e i territori più poveri. Un’alleanza a tutto tondo per un’economia che sia autenticamente civile”

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