Proietti: via i ministeri, riprendiamoci il centro

L’artista romano ha rilanciato, intervistato dal Corriere della Sera, l’idea, che circola dagli anni Cinquanta, di decentrare ministeri e «quant’altro» per liberare il centro. "Bisogna pensare a una Roma satellitare". La politica finora, a parte Giorgia Meloni nell’ultima campagna elettorale, ha tentennato rinunciando al sogno.

“C’era una volta, ai primi del ‘900, un sindaco di Roma, Ernesto Nathan, che era nato a Londra e che quando si insediò, leggendo le voci di spesa del Comune, chiese ragione di quella riguardante la trippa. Non sapeva cosa fosse. Gli fu risposto che serviva per i gatti che mangiavano i topi. E lui la azzerò: da qui nasce la famosa vulgata che dice “non c’è trippa pe’ gatti'”. Così Gigi Proietti che in una intervista al Corriere della sera riesce a ridere e a far ridere anche parlando di topi e immondizia a Roma alla presentazione della nuova stagione del Silvano Toti Globe Theatre di cui è direttore artistico. E lancia anche una provocazione formidabile: “I problemi della capitale, però, non sono solo i gatti e la trippa: Per risolverli non basta il DDT e se sapessi come fare, lo direi: meno monnezza, meno topi… Ma ci sono pure tanti gabbiani! Roma ha bisogno di una riorganizzazione strutturale in generale. A differenza di altre capitali, non ci sono spazi per fare grandi spettacoli popolari. Bisognerebbe ripensare a una Roma “satellitare”, dove decentrare ministeri e quant’altro, per utilizzare il centro come palcoscenico per gli eventi. Comunque – aggiunge – continuare a dire che le cose vanno male è una notizia che vende, ma non aiuta: ci diamo addosso da soli. Certo, è necessaria una campagna educativa per i cittadini: il sentirsi abbandonati, diventa un alibi”.

Roma ha, dunque, un problema ben più grande di topi e gabbiani: va ripensata completamente, con il decentramento «satellitare» di ministeri e «quant’altro». Proietti ha ragione da vendere, riprende Sergio Rizzo: “Ha così ragione che questa idea circola, nel dopoguerra, almeno dagli anni Cinquanta. Prese addirittura corpo nel piano regolatore del 1962 con il famoso Sdo, il Sistema direzionale orientale che però non avrebbe mai visto la luce. Con il risultato che i ministeri e la politica hanno continuato ad allagarci senza alcuna logica, precipitando l’intera città in un disordine funzionale senza eguali in alcuna capitale europea. Centinaia di sedi sparse ovunque, costi astronomici e inefficienze stellari”.

Una specie di suk amministrativo in un immenso suk urbano. “Nonostante questo, nessun politico (se si eccettua Giorgia Meloni, nell’ultima campagna elettorale) – prosegue Rizzo – ha mai pensato in questi anni a rilanciare un’idea tanto ambiziosa. Il che la dice lunga sulle diottrie della nostra classe dirigente. Eppure è l’unica mossa che potrebbe davvero cambiare il volto di Roma, restituendo dignità ed efficienza anche a pubblica amministrazione e politica. Un grande progetto per concentrare tutte le funzioni direzionali pubbliche, per esempio trasferendole all’unico vero «satellite»: l’Eur. Un piano capace di trasformare Roma in una città finalmente ordinata e accogliente. E magari farci sognare un po’”.

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