Rapporto Banca Fucino, sette punti per rilanciare la Capitale

Tra le varie proposte messe a punto nel rapporto realizzato dagli economisti della banca anche quella di coinvolgere Acea nel ciclo dei rifiuti

Coinvolgere Acea nel ciclo dei rifiuti per Roma avvicinandosi cosi’ a un modello di “multiutility a partecipazione pubblica, con capacita’ manageriali assimilabili quelle del settore privato, ottimizzando i servizi resi al cittadino e al contempo rafforzando le sinergie fra le imprese a partecipazione pubblica della citta’”. E’ una delle sette proposte che un rapporto realizzato da Banca del Fucino, ‘Prospettive di crescita dell’economia a Roma dopo la pandemia’, offre alla nuova consiliatura della Capitale, guidata dall’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. La municipalizzata oggi impegnata nella raccolta dei rifiuti, l’Ama, potrebbe specializzarsi nella sola funzione di raccolta, con una dotazione di risorse necessarie per “portarsi sulla frontiera dell’efficienza tecnologica”.

Acea, invece, controllata dal Comune di Roma, potrebbe essere coinvolta per la fase del conferimento: l’azienda, si legge nel rapporto, “ha riconosciute capacita’ di gestire servizi di rete nel rispetto dei propri equilibri finanziari e ha quindi le competenze per organizzare una delle fasi piu’ complesse della raccolta dei rifiuti”.

Tra le varie proposte messe a punto nel rapporto realizzato dagli economisti della banca per il rilancio della citta’, spicca quella di dotare la Capitale di un politecnico per favorire l’aumento dei laureati nelle richiestissime discipline ‘stem’. “Nonostante i 250mila iscritti negli oltre 40 atenei della citta’ (compresi quelli confessionali), le potenzialita’ di Roma nel campo universitario non sono colte per intero e anzi sono in via di indebolimento”.

Il rapporto di Banca del Fucino segnala, sulla base di dati Istat, come la quota di studenti frequentanti le universita’ romane e provenienti da un altro comune sia pari al 57% del totale, contro il 78,8% di Milano, il 75% di Torino e l’80% di Napoli. E fra le principali citta’, Roma e’ quella che ha il piu’ alto rapporto fra studenti residenti che si recano a studiare altrove e studenti non residenti che vengono nelle universita’ cittadine, con un valore pari al 6,9% (4,7% Milano e 4,1% Torino). Anche per questa ragione – si legge nel rapporto – resta molto elevato a Roma il mismatch fra i profili dei laureati ricercati dalle imprese e quelli prodotti dalle universita’. Elemento che, a sua volta, puo’ essere ritenuto parte del piu’ generale problema del mancato trasferimento tecnologico fra universita’ e imprese”.

La nascita di un politecnico romano, inoltre, sarebbe potenzialmente capace di aumentare la spesa in ricerca e sviluppo, di accrescere la capacita’ brevettuale e di aumentare l’attrattivita’ di Roma come citta’ universitaria internazionale. Il sistema universitario non e’ di diretta competenza del Comune, ovviamente, che pero’ “puo’ contribuire al progetto impegnandosi, da una parte in un’adeguata politica di sviluppo delle residenze studentesche, dall’altra nell’offerta di possibili siti di insediamento delle nuove facolta’ universitarie, riadattando, in un’ottica di rigenerazione urbana, alcuni dei tanti siti dismessi presenti sul territorio cittadino”.

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