Rebecchini (Acer): Stato collabori a ridurre debiti Lazio

E nella rigenerazione abitativa. Il presidente dei costruttori romani auspica anche l’approvazione del Piano Territoriale Paesaggistico Regionale e l’attuazione della legge sui parchi

Fondi insufficienti per le grandi opere, mancanza di una legge nazionale sulla rigenerazione urbana, leggi di attuazione ancora incomplete. Il Presidente dell’Associazione dei costruttori romani, Niccolò Rebecchini, parla dei problemi del Lazio ma anche dei risultati della giunta Zingaretti, infine del dialogo avviato con l’amministrazione capitolina. In ballo le riforme non più derogabili per ridare slancio al settore, che oggi è cresciuto meno rispetto al resto dell’economia italiana.

A marzo ci saranno le elezioni regionali. Nel tracciare un bilancio di questi ultimi anni per Roma e per il Lazio, quali sono le esperienze virtuose e quali i nodi irrisolti della Giunta Zingaretti?

Abbiamo ricevuto grande attenzione dalla Giunta regionale e si è avviato un rapporto di buona collaborazione. Fra i risultati più importanti ricordiamo il varo della legge regionale sulla rigenerazione urbana 7/2017 e la rivisitazione della legge 36/87, che semplifica le procedure amministrative. Non mancano le dolenti note e precisamente la mancata approvazione del Piano Territoriale Paesaggistico Regionale (PTPR), che disciplina le modalità di governo del paesaggio, e l’attuazione della legge sui parchi. Nel primo caso è necessario un riallineamento del piano alla legge statale, nonché l’attualizzazione della cartografia. Per quanto riguarda i parchi manca l’attivazione dei piani di assetto. Si tratta di un tema delicato perché finché non verranno definiti detti piani non ci saranno quelle disposizioni necessarie per una corretta gestione e valorizzazione.

Nel caso delle grandi opere incompiute, cosa manca oggi per portare a termine i progetti?

Purtroppo mancano i fondi. La Giunta Zingaretti ha messo in ordine i conti, scongiurando il fallimento della nostra Regione, ma per ripagare i debiti verso le banche inevitabilmente sono e saranno ridotte le risorse necessarie allo sviluppo del territorio. Per questo riteniamo necessario che lo Stato centrale collabori a ridurre il peso di questi debiti. Solo così la Regione avrebbe i fondi sufficienti a realizzare progetti incompiuti (o nemmeno iniziati) come la Città dei Giovani, la vela di Calatrava, l’ammodernamento della linea Ostia Roma e tutte le altre iniziative che i romani conoscono ormai molto bene.

A livello legislativo, quali sono i punti all’ordine del giorno per la futura amministrazione regionale?

Oltre al piano paesaggistico, occorre riprendere in mano il tema della semplificazione delle procedure amministrative e soprattutto azioni per l’emergenza abitativa. Inoltre è necessario sollecitare il Parlamento sulla legge per la rigenerazione che, varata a livello regionale, deve ulteriormente rafforzarsi con provvedimenti di validità nazionale.

Ha parlato di emergenza abitativa. Cosa la renderebbe un business interessante per i privati?

Da una parte lo Stato non può esimersi dall’intervenire direttamente per le fasce più disagiate. Ma dall’altra, esistono persone che hanno una modesta disponibilità mensile in grado di pagare un affitto sebbene basso. Questa fascia “grigia” è il target ideale per abitazioni realizzate da gruppi privati con la collaborazione della pubblica amministrazione. Servono fondi? Si, ma non necessariamente. Esistono opportunità legate alla rigenerazione, come le premialità volumetriche già insite nei progetti, senza bisogno di fondi rilevanti e ulteriore consumo del suolo. Anche la diffusione di mutui bancari sostenibili facilita l’accesso al credito e rende possibile comprare casa persino per chi tradizionalmente ha meno garanzie da offrire.

Avete presentato, nell’ultima assemblea, il problema della zona a Sud della Stazione Tiburtina, a Roma. Come potrebbero sbloccarsi situazioni come questa? Crede che i privati potrebbero ritenere interessante un investimento del genere?

Il Tiburtino è solo un esempio di come, con un po’ di attenzione, si possano sanare situazioni di degrado attraverso proposte semplici, ma utili alla collettività. Per avviare certe soluzioni, tuttavia, occorre avere gli strumenti giusti. Ed eccoci tornare al discorso della legge sulla rigenerazione nazionale. L’iter deve essere frutto della concertazione tra Comune, Regione e Stato. Si pensi ai benefici per la collettività per edifici efficienti in caso di terremoti, ad esempio. Inoltre quando alcuni palazzi senza valore storico né architettonico sono stati demoliti in centro a Roma è fiorito un vivace dibattito. In questo caso è corretto ascoltare le istanze della società ma poi procedere velocemente nel governare il territorio con risolutezza. Il rischio, altrimenti, è di provocare uno scollamento tra la città e la politica.

Qual è il vostro rapporto con l’amministrazione Raggi?

È in atto con l’amministrazione un dialogo aperto. Abbiamo esposto varie criticità e soluzioni sulle quali abbiamo riscontrato disponibilità di approfondimento.
L’amministrazione deve definire i ruoli interni per andare avanti verso gli obiettivi. In particolare, deve gestire le procedure affinché arrivare tempestivamente ad aprire i cantieri, infine dare risposte alle iniziative dei privati portando a compimento gli iter amministrativi da troppo tempo in corso. Ci sono fondi già stanziati di cui sono in corso le gare per opere importanti per la città che non vengono aggiudicati, così come occorre dare avvio ai lavori aggiudicati e ancora non contrattualizzati.
Il settore non può attendere ulteriormente: anche nell’ultimo anno il monte ore lavorato è diminuito di oltre il 4%.

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