Rifiuti: Di Cola, “contrari a inceneritore perché brucia anche posti di lavoro” – VIDEO

Secondo il segretario della Cgil di Roma e del Lazio - che oggi insieme a Legambiente ha organizzato una conferenza per presentare le proposte per l'avvio di un processo di economia circolare nella capitale - "diecimila tonnellate di rifiuti indifferenziati sottratti all'incenerimento creano 386 posti di lavoro"

Diecimila tonnellate di rifiuti indifferenziati sottratti all’incenerimento creano 386 posti di lavoro e “per questo noi siamo contrari all’incenerimento, perché brucia anche posti di lavoro. L’economia circolare produce lavoro”. Lo ha detto Natale Di Cola della segreteria della Cgil di Roma e del Lazio nel corso della conferenza “Capitale circolare” organizzata con la Legambiente del Lazio.

I dati riportati sono riferiti al mese di giugno del 2022: nell’ambito del riutilizzo della materia tessile si calcolano 20-35 posti di lavoro ogni mille tonnellate lavorate; nell’ambito del recupero di prodotti per la casa si creano tra i 35 e 70 posti di lavoro ogni mille tonnellate lavorate. Infine riutilizzando gli apparecchi provenienti dall’elettronica e dal settore informatico si generano 60-140 posti di lavoro ogni mille tonnellate lavorate.

Per il rilancio dell’azienda capitolina Ama secondo Di Cola serve “un piano di digitalizzazione” poiché “a oggi l’app dell’Ama è un sito internet, con cinque pagine appoggiate una vicino all’altra”. Il sindacalista ha ricordato che è necessario “ragionare sui cassonetti intelligenti” e su “una reingegnerizzazione del servizio, lavoriamo come quando l’Ama è stata fondata nel 2000”.

Secondo la relazione presenta da Cgil e Legambiente, nell’ultimo mese a Roma, dopo l’incendio del Tmb di Malagrotta, sono rimaste a terra, fuori dai cassonetti, almeno 15mila tonnellate di rifiuti. Per questo, sostengono, dopo il rogo di Malagrotta, “andavano prese iniziative straordinarie e andava dichiarata l’emergenza per stoccare i rifiuti che non sarebbero più potuti essere trattati nel Tmb”.

Non solo, dopo l’incendio, secondo il sindacato e l’associazione ambientalista, si è creata una diminuzione della percentuale di raccolta differenziata di almeno un punto su base mensile. A questo si aggiungono un peggioramento della qualità della raccolta differenziata; lo stravolgimento dei servizio di raccolta e la riduzione drastica delle attività di spazzamento; un peggioramento delle condizioni di lavoro per operatori.

Una situazione che  – concludono – ha fatto lievitare i costi extra per la gestione del ciclo dei rifiuti per l’azienda capitolina Ama fino a 20 milioni di euro.

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