Rifiuti: report Acos, la maggior parte dei romani non fa la differenziata

È quanto emerge dal dossier di Acos, Agenzia capitolina per il controllo dei servizi pubblici. A parte l'eccezione della fascia 15-29 anni dove il 58,3 per cento degli intervistati dichiara che differenzia sempre i rifiuti. Nel report anche un'analisi dei biodigestori voluti dal sindaco Gualtieri nei municipi XIII e XV: "Producendo energia, mentre gli impianti di compostaggio aerobico la consumano"

La maggior parte dei romani non fa la raccolta differenziata e ritiene che la pulizia delle strade, a carico dell’amministrazione comunale, sia carente. È quanto emerge dal dossier di Acos, Agenzia capitolina per il controllo dei servizi pubblici. A parte l’eccezione della fascia 15-29 anni dove il 58,3 per cento degli intervistati dichiara che differenzia sempre i rifiuti e solo il 27,8 per cento dice di farlo occasionalmente, nelle altre fasce d’età predomina la percentuale di chi la fa di tanto in tanto: è il 45,2 per cento tra gli anziani sui 64 anni e il 51 per cento tra i 30 e i 64 anni. Tra questi ultimi è il 39,4 per cento che fa sempre la differenziata, l’8,3 per cento che dichiara di non farla mai.

Tra i giovani e giovanissimi è l’11,6 per cento la fascia di coloro che non la fanno mai. Tra gli anziani il 39,6 per cento la fa sempre e il 13,9 per cento mai. Accanto a questo, però, i romani ritengono che una città più pulita dipenda soprattutto dalla pulizia attorno ai cassonetti e sulle strade: chiede una maggiore pulizia vicino ai bidoni il 37 per cento dei cittadini; il 30 per cento ritiene carente la pulizia delle strade. Soltanto il 23 per cento crede che una buona raccolta differenziata possa favorire una migliore pulizia della città.

“Biodigestori producono energia, compostaggio la consuma”

La tecnologia degli impianti di biodigestione producendo energia consente un risparmio medio di 1993 Megajoule a tonnellata, mentre un uguale impianto di compostaggio aerobico consuma 1.332 Megajoule a tonnellata. Per quanto riguarda le emissioni di gas serra la biodigestione consente un risparmio di 40 kg a tonnellata di Co2 in media, a fronte di una produzione di 80 kg a tonnellata di Co2 media del compostaggio. È quanto emerge dal dossier di Acos, Agenzia capitolina per il controllo dei servizi pubblici. A oggi per la minore presenza numerica di impianti di compostaggio aerobico, su quattro regioni prese in considerazione, dati del 2020, l’Emilia Romagna con 10 impianti è quella con minore impatto; segue il Lazio con 17 impianti; il Veneto con 53 e la Lombardia con 64.

L’integrazione dei processi anaerobico e aerobico dei rifiuti organici potrebbe determinare una riduzione annua delle emissioni di Ghg (Greenhouse gases, gas a effetto serra) pari a quasi il 23 per cento di quelle di un impianto di solo compostaggio aerobico di capacità di trattamento equivalente. È quanto emerge dal dossier di Acos, Agenzia capitolina per il controllo dei servizi pubblici. A tal proposito il rapporto dell’Agenzia riporta i risultati di uno studio del 2019 da cui emerge che in media l’anaerobico ha un’impronta di carbonio netta di -40 kg di Co2 equivalente per tonnellata di rifiuti trattati e anche un’efficienza di recupero energetico del 12 per cento, nettamente migliore rispetto al compostaggio che ha l’aerobico per gli stessi parametri: +80 kg Co2 e solo l’uno per cento di recupero energetico.

Ambientalisti temono perdite metano e traffico con biodigestori 

I comitati e le associazioni ambientaliste di Roma ritengono che i due impianti di biodigestione anaerobica annunciati dal sindaco Roberto Gualtieri, nelle zone di Casal Selce, nel Municipio XIII, e Cesano, nel Municipio XV, siano più preoccupanti di quelli di compostaggio aerobico, principalmente per “possibili perdite di metano”. Entrambe le tipologie di impianto sono ritenute inadeguate per quanto riguarda il carico del traffico sulla viabilità ordinaria. Acos ha interpellato comitati e associazioni, principalmente dei territori interessati dai due biodigestori: ben dieci comitati su 18 si sono detti preoccupati per le perdite di metano dell’anaerobico. In nove hanno espresso preoccupazione per qualità del compost in uscita e quantità di compost non a norma prodotto. In otto temono: possibili conseguenze sulla salute; le grandi dimensioni e le emissioni totali dell’impianto; l’utilizzo del compost nei terreni agricoli; l’insufficiente contributo all’economia circolare; l’insufficiente percentuale di recupero di materia da riciclo.

Seguono i timori, li hanno espressi in sette su 18, per un considerevole incremento traffico pesante a causa di assi viari inadeguati ed emissioni odorigene. Infine sei comitati su 18 si sono detti preoccupati per un aumento degli scarti in discarica. Per quanto riguarda il compostaggio aerobico i residenti hanno espresso preoccupazione principalmente per un “considerevole incremento del traffico pesante” e per le “emissioni odorigene”. In linea di massima dal report di Acos emerge che i comitati interpellati ritengono “preferibili piccoli impianti diffusi” e che ci sarebbe un “minore impatto” anche sul traffico “con tanti piccoli impianti”.

Autonomia trattamento Ama a 14 per cento in 2021, -24 per cento del 2016

L’organizzazione del ciclo dei rifiuti romani può contare su un’autonomia di trattamento da parte di Ama che complessivamente nel 2021 raggiunge il 14 per cento: nel primo semestre 2021 Ama ha trattato il 16 per cento dell’indifferenziato, il 10 per cento dell’organico e ha selezionato il 10 per cento del multimateriale leggero.

In mancanza di nuovi investimenti – secondo Acos – l’obsolescenza e i danneggiamenti degli impianti esistenti hanno determinato negli ultimi cinque anni un crollo dell’autonomia di trattamento (una diminuzione del 24 per cento rispetto al biennio 2015-16, quando l’autonomia raggiungeva il 38 per cento). “Sebbene il ciclo dei rifiuti romani si chiuda prevalentemente nel Lazio – spiegano dall’Agenzia -, rimane l’importante eccezione della frazione organica, che si aggiunge alla criticità della totale mancanza della discarica di servizio, dopo la definitiva chiusura di quella di Malagrotta nel 2013”.

“Immobilismo presenti amministrazioni”

Secondo Acos “l’approccio rifiuti zero promosso dalle precedenti amministrazioni, che ha sostanzialmente condotto a un immobilismo totale sul fronte dell’adeguamento impiantistico della Capitale, è fuorviante poichè non è vero che si può fare a meno di una discarica di servizio; gli impianti di trattamento della frazione organica da raccolta differenziata con recupero energetico garantiscono il miglior impatto ambientale, soprattutto tenendo conto della dipendenza energetica dell’Italia dall’estero e dalla produzione termoelettrica alimentata da combustibili fossili; la termovalorizzazione permette di minimizzare gli scarti e le ceneri da inviare a discarica”.

 

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