Rifiuti Roma, il contropiano di Cgil e Legambiente: sei nuove filiere di impianti

Ama multiutility per centro sud

Sei nuove filiere impiantistiche per recuperare materia dai rifiuti indifferenziati abbassandone così il quantatitivo; riduzione della produzione complessiva di immondizia di 12 punti percentuali entro i prossimi 13 anni, arrivando a un ammontare complessivo di meno di 1,5 milioni di tonnellate; raccolta differenziata al 72% entro il 2035 (rispettando così l’obiettivo europeo del 65% di riciclo); andare oltre l’Ama costituendo la multiutility regionale dell’economia circolare, a partire dai soggetti e dagli impianti pubblici esistenti attualmente nel Lazio; implementazione del termovalorizzatore di San Vittore e discariche di ambito oppure utilizzo delle nuove tecnologie che si stanno affermando per chiudere il ciclo di gestione dei rifiuti indifferenziati. Sono i cardini di “Capitale Circolare”, il contropiano (rispetto a quello presentato dal Campidoglio ad aprile in Assemblea Capitolina) della CGIL di Roma e Lazio e Legambiente per la gestione del ciclo dei rifiuti della Capitale. Un documento (alla cui presentazione hanno assistito l’assessora regionale alla Transizione Ecologica, Roberta Lombardi, i capogruppo della Lista Civica Zingaretti e di Europa Verde, Marta Bonafoni e Marco Cacciatore, la deputata Rossella Muroni e l’esponente del PD, Marco Miccoli) che rappresenta un primo passo di una discussione pubblica che culminerà a ottobre negli Stati Generali sull’economia circolare in cui verrà presentato un piano dettagliato.

Partendo dall’attualità, e cioè da una raccolta differenziata reale che secondo CGIL e Legambiente a Roma è del 39%, il sindacato e l’associazione ambientalista hanno constatato che la città, per rispettare gli obiettivi europei sull’economia circolare (65% riciclo al 2035), dovrà colmare un divario di 33 punti percentuali di differenziata nei prossimi 13 anni e ridurre la produzione di rifiuti (attraverso il porta a porta, l’applicazione della tariffa puntuale e i centri di riuso) del 12%, arrivando così nel 2035 a un ammontare complessivo di immondizia di 1,478 milioni di tonnellate (200 mila in meno rispetto al 2019, ultimo anno preCovid).

Applicando a questo dato il 72% di differenziata atteso, resterebbe da gestire un indifferenziato residuo di 467mila tonnellate (comprensivo degli scarti della differenziata). Queste quantità, secondo CGIL e Legambiente possono essere ulteriormente abbattute recuperando materia prima secondaria dai rifiuti attraverso la costruzione di impianti dedicati ai rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), tessili, prodotti assorbenti per la persona, terre di spazzamento, riciclo chimico delle plastiche non recuperabili (quelle dei giocattoli ad esempio), e rifiuti edili. In questo modo si sottrarrebbero altre 240mila tonnellate circa di rifiuti urbani residui della raccolta differenziata deviandoli verso il recupero di materia anziché verso discariche e inceneritori. “Un recente studio inglese del giugno scorso afferma che per ogni 10mila tonnellate di rifiuti sottratti all’incenerimento si perde un posto di lavoro nell’incenerimento e 6 nelle discariche- ha spiegato il segretario della CGIL di Roma e Lazio, Natale.Di Cola- ma nel contempo si consentirebbe la creazione di 386 posti di lavoro: 322 nella filiera del riciclo, recupero, riprogettazione e rimanifattura e 54 nelle filiere di supporto. L’economia circolare è amica del lavoro e lo produce”. Per fare questo pezzo di strada (dall’aumento della differenziata, agli investimenti in tecnologie, impianti know how e ricerca) secondo CGIL e Legambiente bisogna andare oltre l’Ama, creando la multiutility regionale pubblica dell’economia circolare, che sia un riferimento per il meridione e guardi a sinergie con le altre multiutility esistenti in Italia.

“Il sindaco apra, insieme alle parti sociali, ai territori e alla Regione, l’idea di lanciare il soggetto della Multiutility dell’Economia circolare per creare valore aggiunto per le future generazioni. Questo è l’impegno che ci serve- ha detto il segretario generale della CGIL di Roma e Lazio, Michele Azzola- C’è il tempo e ci sono i poteri straordinari del sindaco. Ci sono tutte le condizioni per un percorso partecipato e vicino ai cittadini. Anche perché per ogni impianto che verrà proposto esploderanno proteste dappertutto, perché non c’è più fiducia da parte del cittadini ai quali invece va spiegato che i nuovi impianti non sono quelli maleodoranti del passato ma sono socialmente sostenibili e creano lavoro di qualità”. Resterebbero alla fine 228,5 mila tonnellate di immondizia residua che secondo CGIL e Legambiente.

Su questo ci sono 2 ipotesi in ballo: “Ipotesi di ampliamento dell’inceneritore di San Vittore e discariche di servizio per Ato per gli scarti all’incenerimento e i rifiuti non conferibili”, si legge nella proposta, oppure “altri scenari” legati al fatto che “in Italia e nel mondo sono tanti i progetti che le aziende pubbliche e private stanno mettendo in campo per superare l’incenerimento e implementare le nuove tecniche disponibili”. Ma su questo a ottobre ci sarà una proposta definitiva, anche perché nel Lazio sono in arrivo delle novità alternative all’incenerimento.

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