Rilancio Roma: Camilli e Tagliavanti, il problema sono i debiti delle imprese  

I presidenti di Unindustria e Camera di commercio per un maggiore ruolo della Capitale delle grandi banche. I candidati appoggino creazione piattaforma per investimenti nelle PMI  

“II problema principale che si avverte, dopo la pandemia, è quello della patrimonializzazione delle imprese, soprattutto quelle medie e piccole, che escono indebitate da questo difficilissimo periodo”. È quanto rileva il presidente di Unindustria Angelo Camilli, interpellato da ‘Il Messaggero’ sulla proposta del candidato Pd Roberto Gualtieri di un ritorno attenzione per Roma delle grandi banche e la creazione di una piattaforma, che promuova investimenti nelle imprese innovative col risparmio raccolto dai fondi previdenziali.

“Il sostegno pubblico di questi mesi – precisa Camilli – ha infatti garantito la sopravvivenza di queste realtà, che però hanno accumulato grossi debiti e hanno problemi di liquidità’’. Una situazione, avverte il leader degli industriali di Roma e del Lazio, che rischia seriamente di ripercuotersi sulla capacità di mettere in campo nuovi investimenti.

“Le imprese verrebbero frenate proprio dai debiti accumulati, che creano maggiori difficoltà di accesso al credito, perché le banche si trovano di fronte realtà inevitabilmente in difficoltà, quindi più rischiose’’. Per questo, spiega Càmilli, “bisogna trovare strumenti per immettere liquidità, quindi coinvolgendo anche fondi pensione e assicurazioni”, soprattutto per finanziare le piccole e medie imprese. “In questo senso lo Stato dovrebbe lavorare per ridurre il rischio di chi vuole investire nelle Pmi – dice il presidente di Unindustria – Questo permetterebbe di ricorrere nuovamente al credito bancario, in una fase di ripresa”. Camilli ricorda la collaborazione in corso “con la Regione sui minibond: creando garanzie pubbliche anche regionali per chi mette a disposizione capitali».

Sulla presenza degli istituti di crediti nella Capitale batte anche Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di commercio, sempre interpellato da ‘Il Messaggero’: «È singolare – rileva  che le più grandi banche italiane non abbiano la sede nella loro Capitale, come accade negli altri Paese. L’importante comunque è avere la testa in questa città, ossia il potere decisionale; anche perché qui per fare grandi operazioni si deve attendere che arrivi il via libera da altrove, magari da Milano”.

Tagliavanti mette in primo piano «il tema dell’accesso al credito, che per quanto riguarda le piccole e piccolissime imprese è facile pensare che tenderà ad aumentare di importanza: Roma è città di Pm¡». Il futuro dell’economia della Capitale «sarà migliore del passato, per cui le banche potranno fare anche buone operazioni di natura finanziaria. Allora dico: spostatevi nella Capitale per interesse”.

Anche perché, aggiunge il leader della Camera di commercio, gli istituti di credito “sono aziende private”. La proposta incontra il sostegno anche dei sindacati di categoria: “Il risparmio generato nel Lazio è giusto che vada a finanziare le imprese regionali – rimarca Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi (Federazione autonoma bancari italiani) – La situazione va inquadrala anche nella contrapposizione tra finanza e politica; quando la finanza ha deciso di spostare tutto al Nord, la politica non ha avuto le ¡dee e la forza di opporsi”.

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