Roma 2021: crolla il M5s, Ostia e Le Torri tornano roccaforti della destra

Continua la caduta libera del M5S a Roma

Il presidente del M5s Giuseppe Conte, la sindaca Virginia Raggi e il ministro agli Affari esteri Luigi Di Maio

Due sono i dati certi di questa tornata elettorale nella Capitale: da un lato è crollata l’affluenza alle urne in tutta Roma, dall’altro è andato notevolmente giù il consenso che il Movimento 5 stelle aveva costruito nel 2016 attorno alla figura di Virginia Raggi. In particolare in due territori di periferia. Cinque anni fa i Municipi VI e X furono un vero e proprio volano per la vittoria di Raggi ma oggi, da quanto emerge dalle urne del primo turno, paiono essere tornati roccaforti della destra. Il Municipio VI, noto come il Municipio delle Torri: oltre 250 mila abitanti. Abbraccia periferie complesse, segnate da episodi di criminalità, figlie del disagio e della povertà, da Tor Bella Monaca alla Borghesiana, passando per Ponte di Nona. Qui, nel 2016 il M5s e Raggi ottennero al primo turno il 41,25 per cento dei consensi. Andò bene anche per Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, al tempo candidata a sindaca, che però si fermò al 25,50 per cento. Al secondo turno, che vide contrapposti M5s e Pd, con Raggi e Giachetti, la sindaca nel Municipio VI sfiorò l’ottanta per cento dei consensi, arrivando al 79,1 per cento e lasciando dietro Giachetti al 20,83 per cento.

Oggi lo scenario si è invertito e il territorio, storicamente considerato a vocazione di destra, sembra tornare alle origini dopo la breve parentesi grillina. A ridosso delle Torri, il candidato a sindaco del centrodestra, Enrico Michetti, ha ottenuto il 39,93 per cento delle preferenze. Il suo candidato alla presidenza, Nicola Franco di Fratelli d’Italia, in campo per tutto il centrodestra, è avanti di oltre venti punti percentuali, con il 43,18 per cento di preferenze pari a 30.964 voti, sulla sfidante al ballottaggio, Francesca Filipponi del M5s. La grillina, per una manciata di voti, l’ha spuntata sull’avversario del centrosinistra, Fabrizio Compagnone (21,94 per cento), e al secondo turno parte dal 21,95 per cento. La sfida è ardua considerato il distacco con Franco che nel 2016 ottenne soltanto il 27,12 al secondo turno, perdendo contro il grillino Roberto Romanella che arrivò al 72,88 per cento. Sul fronte dei candidati a sindaco, nel Municipio delle Torri, il concorrente del centrosinistra, Roberto Gualtieri, si è fermato solo al 18,99 per cento. Ha fatto meglio Raggi che ha raccolto il 27,69 per cento dei consensi nel territorio, ma non sarà al ballottaggio.

Altro territorio chiave della vittoria del M5s nel 2016 fu quello del litorale: da Ostia ad Acilia, dove la sindaca uscente rivendica tuttora la battaglia perpetrata in cinque anni contro la criminalità. Qui, nel Municipio X, Michetti ha collezionato il 34,44 per cento di preferenze contro il 22,24 per cento di Gualtieri. Raggi ha ottenuto, seppur di poco, un consenso maggiore del candidato del centrosinistra: è al 24,75 per cento. Nel 2016 quest’area valse al M5s e a Raggi il 76,12 per cento dei consensi al ballottaggio, ma già al primo turno la sindaca, ora uscente, ci arrivò con il 43,62 per cento delle preferenze contro il 19,18 di Giachetti e il 18,26 di Meloni. Sul litorale, nonostante le polemiche per un candidato proveniente da Casapound nelle fila della Lega, Alessandro Aguzzetti, la candidata del centrodestra, anche lei leghista (ex Fd’I), Monica Picca ha spopolato: ha ottenuto il 39,11 per cento delle preferenze, pari a 31.522 voti. Sfida dura quindi anche per Mario Falconi del centrosinistra che la incontrerà al ballottaggio ma al momento è ben sotto: parte da un 26,29 per cento di preferenze pari a 21.190 voti.

Il centrodestra, a scrutinio completato in tutta Roma, è in vantaggio in 9 Municipi su 15. Se il centrosinistra ha confermato la sua presenza in territori quali i Municipi I, II, III, VII, VIII, XII; il centrodestra ha ripreso forza nei Municipi IV, V, VI, IX, X, XI, XIII, XIV, XV. Per i ballottaggi, però, bisognerà considerare l’andamento delle percentuali raccolte sia dal M5s che dalla cordata di partiti riunita da Carlo Calenda sotto la sua unica lista civica: entrambe forze progressiste e il cui elettorato, tendenzialmente e credibilmente, guarda più ai candidati del centrosinistra che non a quelli del centrodestra.
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